Vegetable G – Genealogy

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Chi siamo? Da dove veniamo? Qual è lo scopo di tutto questo? Qual è il significato della vita? Domande che sono usuali in un libro di teologia o di filosofia, più strano è che costituiscano l’argomento principale di un disco pop rock. Invece succede proprio così: ‘Genealogy’, terzo lavoro dei Vegetable G, è un concept album sul significato e sull’origine della vita umana in salsa indie rock/indie pop. Si muove attraverno interpretazioni di vario tipo (vogliamo dimenticare le teorie raeliane? Accipicchia, no! E il disco volante nel bellissimo booklet anni ’50 ne è la conferma), con un garbo musicale invidiabile. Scritto e registrato in presa diretta in una sola settimana, questo grane piccolo lavoro riesce ad assimilare tendenze alla Belle & Sebastian (Go wild, Us), “canzocine” pop di chiara ispirazione beatlesiana (The cox man), una sorta di dedica ai quattro di Liverpool), cantati intimismi in una sorta di via di mezzo tra i due Smith, Elliott e Robert (God bless e la bellissima Run), inserti leggermente psichedelici alla Yo La Tengo (Life o (May) Be like God), qualche fascinazione vocale alla Jarvis (Generating you e soprattutto Complicity, uno dei miei pezzi preferiti) e lo slackerismo indie dei Pavement (Genealogy). Un disco semplice ma tutt’altro che banale (basti ascoltare The end of us), capace di farsi piacere subito al primo ascolto senza perdere un briciolo di smalto a quelli successivi. Il trio capitanato da Giorgio Spada ha colto nel segno.