White mice: Per un'estetica del frastuono

Il fatto che all'entrata del Buridda ieri sera venissero distribuiti tappi per le orecchie a un euro era già un ammirevole avvertimento, ma non è certamente bastato a fermare il centinaio di persone presente. Inizia con una serata all'insegna del rumore quindi il novembre disorderdrama, dopo un ottimo mese precedente coronato dallo splendido concerto di Lisa Papinou. Entro che stanno già suonando gli ottimi genovesi Unsolved problem of noise, trio dalla matrice orientata verso il suono degli Zu già prodigo di ottime di ottime idee e capace di eseguire un live tanto energico quanto interessante. Subito dopo di loro salgono sul palco i londinesi Poltergroom, cappucci neri sulla testa, catene e lacci di cuoio sul petto nudo, questi tre folcloristici scalmanati aggrediscono il pubblico con due chitarre e batteria lanciandosi in un delirante tripudio rock movimentato quanto i loro schizzati spostamenti sopra e sotto il palco. Ottima presenza scenica e canzoni velocissime rendono la loro esibizione semplicemente divertentissima, un nervoso susseguirsi di note e forza forse un po' eccessivamente casuale ma affascinante nel suo crearsi spontaneo e nella sua capacità di intrattenimento sonoro. Con ancora nei timpani il rock sguaiato dei Poltergroom vediamo salire sul palco improvvisato dall'altra parte del salone del Buridda altre maschere: enormi topi bianchi ricoperti di sangue e cicatrici, i White mice sembrano usciti da un incubo di Art Spiegelman o da un inferno post-atomico, e la loro musica non è da meno. I tre americani del resto pubblicano su Load e questo dovrebbe bastare a far capire di che pasta sono fatti: quello che investe le orecchie (e fidatevi che dopo fischiavano e ronzavano come una fiat duna mal carburata) è un degenero metallico di basso batteria effetti e sassofono, una valanga di rumore che fa sbiancare letteralmente il pubblico. Niente pause e una potenza fuori dal comune per una mezzora di concerto tanto violento quanto affascinante nel suo ritmo forsennato a cui i travestimenti della band aggiungono anche una buona dose di teatralità (un enorme topo che suona un sassofono fa sempre la sua bella figura). L'esibizione dei White mice è tanto veloce e immediata quanto incredibile nella sua foga distruttrice e nella sua devastante irruenza, semplicemente bravissimi nel centrifugare note e attenzione del pubblico. A chiudere la serata sono chiamati gli inglesi Bilge pump, trio classico chitarra basso e batteria di apprezzabili architetti del rock. Sinceramente dopo aver sentito i White mice erano un po' sacrificati, troppo diversi per precisione e tecnica nella loro proposta eclettica e ben delineata, ma più che altro per i fischi e i ronzii che ancora tormentano l'udito. Nonostante questo il loro concerto scorre bene fino all'ottimo finale “da primi della classe” grazie alle ottime canzoni ben messe in movimento dalla precisione ritmica. Un'ottima serata di musica semplicemente devastante, incroci musicali tra sacro e profano, tra tecnica e emozione fine a se stessa, cataclismi e ricostruzioni.

Foto di Anna Positano

  • uauuu the mouse terrorist!
    impatto assicurato