L'Uomo Di Vetro – A Merry Christmas

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Un uomo di vetro per definizione è una creatura limpida, eterea, affascinante, ma allo stesso tempo estremamente fragile. Non avrebbe potuto scegliere di meglio come genere musicale a cui dedicarsi, quell’uomo di vetro. O se preferite, il percorso è anche quello più classicamente inverso, ma ciò non interferisce ai fini della nostra storia. Una storia che parla di un gruppo umbro e di un bel disco, onesto, sincero, limpido, quasi totalmente strumentale. E ispirato, che richiama ad alcuni lavori degli Explosion In The Sky, ai primi Giardini Di Mirò, a quel capolavoro ‘Spiderland’ degli Slint, alla solennita propria dei GY!BE senza però risultare una copia carbone dei (gran) gruppi appena citati. Anzi. Aguange Berlin è un ottimo inizio, intrigante, fascinoso, così come Weekend (in cui un bel cantato ci sarebbe stato benissimo) e Untitled, splendida nelle parti lente ma non così incisiva in quelle più sostenute, a differenza dell’ultima traccia, che musicalmente è davvero un gioiellino. Un po’ meno convincenti sono pezzi come Onoff o la prima parte di 28. Il rischio di essere sì precisi, ma anche didascalici e freddi, e ogni tanto accade (in Manipur per esempio). Però bisogna dire che in generale i ragazzi sanno come giocare coi cambi di tempo, certo sono un cliché del genere, ma viene impersonato elegantemente: ottimi quando impongono una certa solenne grandiosita (Dictators), fantastica la batteria quando la fa da padrone, quando detta legge e le chitarre obbediscono, allo stesso modo L’Uomo Di Vetro è convincente quando improvvisamente fa in modo che tutto si dilati placidamente, come un mare immobile che ricopre ogni cosa.