Xiu Xiu – Women As lovers

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‘Women As Lovers’ è già stato incensito da più magazines, sia cartacei che web, per essere un album di qualità incredibili, dal sound sempre innovativo; e gli Xiu Xiu incensati per la consapevolezza che li ha portati a dare nuova “vita pop” al loro sound.
Se c’è una cosa che detesto è criticare opinioni soggettive altrui, perchè non credo che porti a qualcosa, quindi tenterò di evitarlo; purtroppo però le mie opinioni in merito al settimo album della band (ormai lo è a tutti gli effetti, con l’entrata in gioco di
Ches Smith e Devin Hoff in pianta stabile, oltre alla ormai assodata Caralee McElroy)
di Jamie Stewart sono divergenti, se non altro parzialmente.
Innanzi tutto, purtroppo non credo che ‘Women As Lovers’ sia paragonabile a ‘Fabulous Muscles’ o a ‘A Promise’.
Mi si potrà suggerire che neppure ‘The Air Force’ lo era, ed infatti in merito a questa ipotetica obiezione non riesco a togliermi dalla testa un’ipotetica domanda conseguente: perchè di due dischi non ne hanno fatto uno?
Sia ben chiaro, ci sono dei pezzi di tutto rispetto, degni del miglior blasone: Black Keyboard ne è l’esempio per quanto riguarda il lato melodico e struggente del gruppo come In Lust You Can Hear The Axe Fall, lo è per la vena post-punk/wave deviata, Puff and Bunny per la minimal(e) giocosa stasi e F.T.W. per l’anima indie-pop.
Ma il punto è un’altro: dagli Xiu Xiu non si può non esigere di più.
Jamie Stewart è oramai divenuto meritevolmente un’icona della scena indipendente ma proprio quei meriti in questo istante mi paiono scricchiolare: non discuto l’importanza di un personaggio di questo genere, nè del suo gruppo per quello che ha fatto, ma ne discuto la continuità ora.
Se ‘The Air Force’ non era riuscito ad esaltarmi, se non altro mi aveva convinto in pieno per quanto riguarda la sua genesi, per com’è stato concepito e costruito.
Era incisivo, come ‘Women As Lovers’ vorrebbe essere senza poterlo però dimostrare.
L’impressione personale è che Stewart e soci abbiano tentato di riportare maggiori ruvidezze rispetto a ‘The Air Force’ mantenendo un linguaggio pop, ma ritengo raggiunto il risultato magro e zoppicante rispetto alle aspettative. Menzione va alla cover di Under Pressure dei Queen, non tanto per trascendentalità, piuttosto perchè vede alla voce Michael Gira.
Speravo meglio.