Paolo Benvegnù – Le Labbra

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Fermare l’attimo, comprenderlo e renderlo poesia. Elegante poesia. Labbra che sanno cosa dire, che sanno comunicare anche stando zitte, visto che il silenzio sembra indispensabile.
Finalmente, eccolo, il nuovo disco del Maestro, dopo quell’ottimo antipasto uscito qualche mese fa, l’Ep intitolato ‘14-19’. Ma qui si supera ogni aspettativa, e le aspettative erano più che elevate dopo una così lunga e fremente attesa.
Undici canzoni, undici capolavori. Un colpo al cuore e una scossa al cervello, ogni volta.
Già.
Come succede sempre con le canzoni di Paolo, le sue questioni personali diventano universali, le sue piccole fragilissime sensazioni diventano marea che inonda l’ascoltatore, in ogni momento, a ritmo costante.
Le canzoni così viscerali, fisiche: è il particolare del corpo che mette in luce l’esplosione dei sentimenti che avviene al suo interno. E se in Suggestionabili, qualche anno, fa il buon Paolo tentava di “rinnegare le bocche e gli stomaci”, qui, ora, di questa fisicità non si può fare a meno. E i polsi tremano per il desiderio mentre la schiena viene scavata dalle gocce di sudore. E le labbra, le ferite da curare, il ventre caldo, gli sguardi che distruggono, le mani che si muovono, i respiri che si sentono forti e sono come una roccaforte da assaltare. E le vertigini e gli svenimenti, gli sfinimenti, il controllo di tutti i movimenti. Ogni sentimento chiamato in causa con una singola parola “s’infila dritto nelle vene a tormentare e a mescolare il bene con il male”, e tutto viene amplificato dall’eleganza musicale.
“Dio non guarda, dio bestemmia e alle volte non si applica”, invece Paolo e i suoi degni compari, i fidi Luca Baldini (basso e contrabbasso), Guglielmo Ridolfo Galliano (chitarre e violoncello) e Andrea Franchi (batteria e organo) si applicano come se per loro tutto ciò fosse normale, mentre per tutti gli altri il risultato è semplicemente fuori dal comune.
Qui si fa arte. Qui si fa Musica.
Paolo Benvegnù è uno dei pochi che oggi sa parlare questo linguaggio, e che soprattutto sa fermare quell’attimo, comprenderlo, renderlo poesia. Rendere ogni secondo “un istante che purifichi”. Fermo anche io l’attimo: ‘Le labbra’ è uno dei dischi del 2008. E non solo.