Offlaga Disco Pax

  • Rocklab: Partiamo dal principio, Socialismo Tascabile è stato il disco del 2005, il classico “botto” inaspettato che vi ha portati ad essere una delle realtà italiane (personalmente “La” realtà italiana) più valide dell’ultimo periodo.
    Come avete affrontato i nuovi pezzi alla luce di questa attenzione su di voi?
  • Max: In modo un po’ meno scapigliato del disco precedente. “Bachelite” ha avuto una gestazione abbastanza serena e forse è venuto fuori persino meglio di quanto preventivassimo all’inizio.Daniele: Alcuni brani erano già in preparazione ancora prima uscisse Socialismo Tascabile, altri li abbiamo preparati e arrangiati in sala prove, uno è stato addirittura finito in studio durante le registrazioni. Metodo sempre molto naturale… a differenza dei brani che sono andati su Socialismo Tascabile per questi sapevamo che sarebbero finiti su disco, quindi c’è stata maggiore attenzione per quanto riguarda la composizione e gli arrangiamenti.

    Enrico: Non è scontato che l’attenzione ricevuta per Socialismo Tascabile venga poi confermata. L’idea principale era di soddisfare noi stessi per vivere in pace comunque andassero le cose poi. E noi lo siamo, soddisfatti.

  • R: Se non sbaglio avete fatto qualcosa come 160 date su e giù per l’Italia… praticamente, tolte le classiche festività, avete suonato un giorno sì e uno no!
    Un mio amico sostiene di avervi addirittura visto dividere il palco con “Mondo Marcio”… Possibile?
  • Max: Verissimo, in Veneto ci è capitato di aprire una serata di Mondo Marcio. E’ stata una esperienza surreale. La ricordo con grande divertimento. Adesso. Chi allora decise di mettere assieme due cose così diverse è un genio del male. Serata molto istruttiva, comunque.Daniele: Era un nostro sogno nel cassetto poter aprire un concerto per lui, soprattutto poter suonare davanti al suo meraviglioso pubblico… no dai, scherzo. Diciamo che ancora non mi spiego l’accoppiata.
  • R: Alcune canzoni presenti in Bachelite si sono già potute ascoltare durante i vostri ultimi live. Quali brani di questo lavoro risalgono a “vecchia data” e quante composizioni avete da parte e non sono state inserite nel disco?
  • Max: Da parte abbiamo pochissimo. Siamo poco prolifici in generale.Enrico: Su disco c’è tutto quanto a disposizione. Scegliamo i testi e le musiche che affrontano una selezione naturale, durante il percorso. Superchiome fu composta in sala prove la sera prima della presentazione di socialismo, e suonata come primo pezzo della scaletta la sera stessa. Non ha subito modifiche, volutamente, se non qualcosa nell’arrangiamento. Da questo punto di vista è il brano più vicino alle cose del primo album. Cioccolato IACP viene subito dopo, provata direttamente nei live, mentre Sensibile ha avuto una gestazione più lunga, viste le caratteristiche del testo. Per ultima abbiamo proposto Dove ho messo la golf, in coda al tour, mentre Ventrale era stata suonata di spalla ai Piano Magic sotto falso nome: CasioMagica.
  • R: “Stessa spiaggia, stesso mare”. Anche questo disco registrato all’Alpha dept di Bologna. Come vi siete trovati? Avevate già le idee chiare o è stato necessario mettere a fuoco i particolari con Francesco “Burro” Donadello?
  • Daniele: L’ Alpha dept. è un bellissimo studio, già per le registrazioni di Socialismo Tascabile ci eravamo trovati molto bene, anche se allora il disco fu registrato assieme a Giacomo Fiorenza. Le idee per i brani nuovi erano già abbastanza chiare, con Francesco abbiamo rifinito meglio alcune cose, alcuni suoni e lui è stato di grandissimo aiuto a definire meglio tutto il disco.Enrico: Con Francesco ci siamo trovati in sintonia al punto che il gioco è diventato chi esprimeva prima la stessa idea avuta. C’è di mezzo una curiosità comune per la sperimentazione su certa strumentazione, che probabilmente impegni permettendo confluirà su progetti futuri comuni anche esterni ad Offlaga.
  • R: Ho visto le foto sul vostro flickr e sono stato colto da profonda invidia. Enrico ha un bel basso vintage (sembra un National… o un Airline), Daniele ha una “scrivania” di pedali in stile Johnny Greenwood, per non parlare della quantità di Moog e Wurlitzer in giro. Siete degli amanti del vintage?
  • Enrico: Mi piace avere a che fare con coetanei o poco più vecchi, diciamo… il basso è di Giacomo Fiorenza, gran bel suono, in “Dove ho messo la Golf?”.Daniele: Assolutamente amanti del Vintage… suoni migliori, più caldi, più veri…
  • R: Come mai non vi affidate di più all’elettronica? Le batterie presenti nel disco suonano molto 80 (come se fosse una Drumatix o una Kawai) e anche gli effetti sembrano “pre-esistenti” e non creati “smanopolando” con qualche programma al mac. (Qua mi potrei anche rispondere da solo… il suono di un Moog non è certo quello di un emulatore, e personalmente trovo che questi suoni vintage riescano a creare quell’appeal più caldo e familiare sul disco)
  • Enrico: Più di così?? Scherzo. Affidarsi è la parola giusta. Farlo con le mie macchine non è possibile in assenza di lucidità, bisogna coccolarle e aspettarsi che ti ripaghino. Sono nato come chitarrista e sento la necessità di rapportarmi con uno strumento più che con un’interfaccia. Poi c’è il discorso sul suono. Ascolto molta musica elettronica anche recente, conosco i percorsi, io preferisco questi quando suono. Qualcuno può rispondermi che assurdamente preferisco omologarmi al suono degli anni ottanta, piuttosto che all’odierno. Assolutamente, ribatto, ma con un punto di vista di trent’anni avanti le cose non suoneranno mai come allora. Il disco poi per il 70% se non di più è registrato su nastro, a chiudere il cerchio. Del digitale tengo caro il campionatore, unico strumento vero e proprio nato in quel contesto. Il campionatore riproduce sfacciatamente, è il suo mestiere. E’ sincero, diciamo. Non credo lo siano gli emulatori.Daniele: Neanche per Socialismo Tascabile abbiamo mai usato il computer… sempre suoni “vintage”: Casiotone, Moog, chitarre, basso… a parte un paio di basi un po’ modificate, il resto è tutto suonato.
  • R: Impressione generale è che in questo disco ci sia meno politica e più sentimenti, meno azione e più riflessione. E’ stata una scelta premeditata o è scaturita naturalmente?
  • Max: Spesso per me politica e sentimento sono state la stessa cosa. Trovo che Bachelite sia, se possibile, più “politico” di Socialismo Tascabile, ma siccome stavolta non si citano ad ogni piè sospinto padri, figli e cugini del marxismo leninismo la cosa forse si nota meno. Credo di avere usato in molti testi un linguaggio diverso, inconsapevolmente più sfumato, più sottile. Non saprei spiegare meglio.
  • R: In questo nuovo lavoro i suoni sono raffinati, molto curati, forse un po’ a discapito della voce che in alcuni mix sembra essere un po’ bassa…
  • Max: La voce è molto “dentro” la musica. Una scelta di produzione diversa da Socialismo Tascabile. Forse al primo ascolto in qualche brano la comprensione del testo è meno immediata, ma in realtà è sufficiente un briciolo di attenzione in più per godere appieno sia delle parole che della musica.Daniele: Io adesso ascolto Loveless dei My Bloody Valentine, non credo la voce sia troppo sacrificata. Siamo riusciti a trovare un equilibrio ottimale tra le parole e la musica, tutto si intreccia e diventa riconoscibile…

    Enrico: Bassa rispetto a cosa, mi chiedo. A tutto il resto? Dopo un mese di missaggio capirai anche tu che senza spocchia mi sento di affermare, la voce è perfettamente al suo posto come il resto. Sul perfettamente esagero volutamente.

  • R: “With a little help from my friends”, Parlateci del lavoro in studio dei vostri amici/ospiti, da Nicola Manzan/Bologna Violenta a Andy Fumagalli/Bluvertigo passando per Jukka
  • Enrico: Le collaborazioni sono nate in maniera diversa. Non collaboriamo per avere il nome figo su cartella stampa o cd. Deborah Walker ad esempio è una musicista eccezionale, oltre che ad una amica di lunga data. Sentire le sue parti preparate in pochi giorni su Sensibile è stato molto emozionante. Ospitiamo insomma per condividere con persone care, per esperienza, per metterci in discussione.
  • R: Domanda per Max: sappiamo che i tuoi testi vengono da racconti, hai mai avuto proposte per pubblicarli? Sono tutti episodi che ti sono realmente accaduti?
  • Max: Prima o poi proverò a pubblicare un libro di racconti. Sono sei o sette anni che lo dico e non ho ancora iniziato a pensarci sul serio. In generale non sono molto bravo ad inventare, per cui quello che scrivo parte quasi sempre da un vissuto personale.
  • R: In questi giorni sta iniziando il vostro nuovo tour, anche questa volta cascata di date su e giù per l’Italia. Sarete sempre in 3 sul palco? Qualche novità nell’assetto live anche dal punto di vista tecnico (nuovi strumenti, etc)?
  • Daniele: Sempre in tre, a volte potrebbe aggiungersi qualche ospite a sorpresa. Io personalmente suono più il piano elettrico e un po’ meno la chitarra.Enrico: La mia navetta analogica richiede una ventina di minuti per essere assemblata. Temevo di avere a che fare con troppe cose e invece oltre alla concentrazione richiesta riesco a rilassarmi e a divertirmi. Avremo come già capitato ospiti quando disponibili, noi
    e loro, per i motivi suddetti.
  • R: In un periodo in cui molti italiani vanno all’estero avete mai pensato di “esportarvi”? Molti pensano che gli Offlaga Disco Pax abbiano testi troppo storici e sociali per essere esportati, ma dubito che quando i Marlene vadano all’estero vengano capiti… alla fine è sempre italiano, o si sa e si capisce oppure “the cat is on the table”
  • Enrico: Alcune soluzioni tecniche per l’estero sono state pensate a livello di live, il punto è come attirare l’attenzione in modo da farsi chiamare. Sicuramente i punti di riferimento storici non sono alla portata di tutti nemmeno in Italia, in certi casi, quando si parla di internazionale, mentre parlando di Berlinguer alla tv immagino che a Lipsia avessero altro a cui pensare, all’epoca. Vedremo.Daniele: Suonare all’estero rimane un sogno, speriamo di riuscire prima o poi ad uscire dal confine. Magari distribuiremo libretti con i testi tradotti a fronte…
  • R: Lo scorso album i Julie’s, questo i Disciplinatha. Questa vostra citazione sta alla base di svariate discussioni su molti forum. C’è sempre stato il rischio di travisare i Disciplinatha, e adesso c’è il rischio di travisare sia voi che loro. Un gioco di parole complicato, solo per chiedervi com’è nato lo scritto in questione e la citazione dell’Ep “Abbiamo pazientato….”
  • Max: I Disciplinatha hanno pagato duramente la loro scelta iniziale che faceva il verso ai CCCP partendo da ultradestra. Nel dubbio che fascisti lo fossero veramente si preferiva evitarli. Ne uscirono poi benissimo, ma mettere nei ringraziamenti (nel 1988 o giù di lì, mica adesso) Francesca Mambro più che una provocazione a me è sempre sembrata una cosa tremendamente stupida. Liberi loro allora di farlo, liberi noi ora di non approvare. Sottolineare in modo critico una scelta specifica non significa disapprovare il gruppo di per sé. Tra l’altro la critica a quella scelta mi pare sia stata posta nel testo di “Sensibile” in modo molto ironico e lieve. Che sui forum si stiano scannando per questo invece che per la questione che il brano tenta di porre la dice lunga sul valore di queste discussioni.
  • musicalmente mi facevano schifo i Disciplinatha, ma apprezzavo parecchio la loro estetica e le loro provocazioni. quindi mi chiedo: se si definisce stupida la loro scelta di ringraziare la Mambro nei credits, potremmo/dovremmo usare lo stesso metodo per giudicare (chessò) le svastiche di Vicious o una frase come "…una scritta degli ultras della Reggiana dopo il raid aereo americano su Tripoli negli anni ottanta.Diceva: grazie Reagan, bombardaci Parma"???

  • Le svastiche di Vicious comparivano in un contesto tale (e su ua persona tale) che non potevano che assumere una connotazione stralunata, sarcastica, da teatro dell'assurdo. Stessa cosa dicasi per Joey Ramone (che a quato leggo era tra l'altro di origini ebraiche). Voglio dire: nessun dubbio che questi due personaggi, ai tempi del nazismo, sarebbero stati appiccicati a un muro: da qui l'ironia e la decotestualizzazione dei simboli.

    Stessa cosa, per lo striscione degli ultras della reggiana, che in questo caso, a differenza di molti altri, utilizzava l'ironia con intelligenza e humour.

    Non facciamo confusione: è rischioso e la fanno già in troppi.

  • ….tanto per cambiare, ancora oggi, dei Disciplinatha non ha ancora capito un cazzo nessuno…
    ad ogni modo si facevano 80 – 100 date all'anno in particolare in circoli A.R.C.I. centri sociali (al RIVOLTA di MARGHERA = 5.000 PAGANTI!… e non è stata l'unica volta)… quindi??? erano tutti fascisti?