Atlas Sound – Let the Blind Lead Those Who Can See but Cannot Feel

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Confusione. Caos. Una difficoltà a razionalizzare, una difficoltà a comprendere, una difficoltà davvero grande.
L’esordio per Kranky di Mr. Bradford Cox e soci, nelle vesti di Atlas Sound è un delirio. Dopo incalcolabili pubblicazioni digitali gratuitamente scaricabili dal blog deerhuntertheband.blogspot.com (stiamo parlando di due/tre pezzi a settimana oltre a uno/due e.p mensili di media!) che ci stanno facendo compagnia da un bel po’ di tempo, l’esperienza Atlas Sound si è condensata in un album di quattordici tracce.
Se fossi arrivato all’ascolto di questo disco da novellino in materia, devo ammettere che non sarei rimasto entusiasta e neppure convinto del progetto in questione. A tratti ottimo come nella beatlesiana Recent Bedroom, nella dondolante Quarantined, negli autistismi indietronici di Cold As Ice, nella sghemba e riverberata Ativan e nella conclusiva drone-ambient Let the Blind Lead Those Who Can See but Cannot Feel, a tratti invece non ci si capisce un granchè: non si capisce il perchè Cox abbia scelto di confidare nella tradizionale circoscrittività il suo materiale, editando un vero e proprio cd, rimanendone decisamente danneggiato. La summa è una sorta di drone-punk spaziale, cosparso di forti echi ambient ed elettronichine varie. Il problema è che, se non altro a livello di visione d’insieme, l’album non riesce a stare insieme in ogni sua parte, è come se certi punti di sutura venissero a cedere, ed è un tremendo peccato, perchè il talento il ragazzo ce l’ha eccome, e l’intelligenza pure. Disco quindi ottimo a metà, oltre metà le canzoni buone, ma restano punti di domanda. Credo che per la comprensione di Atlas Sound sia comunque obbligatorio conoscerlo in tutte le sue forme, soprattutto quelle digitali, che in molti casi si sono verificate superiori al cd. Promosso, ma con debiti formativi.

P.s. per dovere etico, cito la cover di I’ll Be Your Mirror dei Velvet Underground non presente nell’album ma free downloadable dal blog.