Foals – Antidotes

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Si dice sempre che la musica è finita, che oramai è stato fatto già tutto e che serve a ben poco sperimentare perchè anche l’ambito empirico della sperimentalità è stato già battuto in lungo ed in largo.
E’ vero, ma è una gioia incredibile scoprire che ci sono sempre piccoli pertugi, angoletti nascosti che possono riservare sorprese piacevoli.
‘Antidotes’ esce dopo cinque EP precedenti comprendenti singles, remixes e live.
I Foals sono essenzialmente una band post-punk, innamorata dei tempi in levare, di schematismi math e di coretti catchy che saranno sicuramente adorati da chi si prodiga in mossette e acconciature trendy da dancefloor.
E non vuol essere questa una critica, anzi: la bontà di ‘Antidotes’ sta proprio quà; è un disco capace di strizzare l’occhio alla commerciabilità senza assolutamente perdere di dignità, mantenendo ben saldo un impianto strutturale assolutamente ricercato.
Non vi sono leziosismi e neppure trick da due soldi: ‘Antidotes’ incarna al meglio il momento, il 2008, con suoni che spaziano da fugaziane memorie intrecciandosi con odori Joy Division, un occhiolino al bel canto un poco sguaiato e i fiati messi al punto giusto a rinforzare l’impatto.
Sicuramente sono un tantino furbetti i nostri, nulla da eccepire, ma la notevole capacità, perchè è di questo che si parla, a rimescolare tutti questi ingredienti non è da tutti. Non vi sono cadute verticali, e anzi neppure ammosciamenti, il tenore dell’album è da capo a fine costante, abilità tecnica e intelligenza pragmatica la fanno da padrone; i Foals ci consegnano un disco realmente bello e personale in un genere/ambito abbastanza complesso da leggere, fruire e soprattutto suonare vista la miriade di proposte in giro.