Four Tet – Ringer

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Diavolo di un Kieran Hebden a.k.a. Four Tet. Dopo la proficua collaborazione con Steve Reid per le ‘Exchange Sessions’, da un tipo come lui ci si sarebbe aspettati di tutto tranne che un disco di musica techno. Ma lui è così, c’è poco da fare. È imprevedibile, non sta fermo un attimo, è in continuo movimento, ha una mente viva e pensante. Quando meno te lo aspetti, se ne esce fuori con qualcosa di nuovo e diverso da tutto ciò a cui ti ha abituato, da ciò che stava facendo fino ad un attimo prima, da ciò che ascolti di solito.
Che poi dire che ‘Ringer’ è un disco di musica techno è riduttivo. Di base c’è la techno, ma c’è di più, molto di più. C’è la consapevolezza di poter prendere una materia che praticamente tutti considerano di serie B e plasmarla fino a renderla qualcosa in grado di poter soddisfare anche il più esigente dei palati musicali, c’è il gusto di inserire nel contesto che non ti aspetti brandelli di melodie pop che si stampano nel cervello e non ne escono più, c’è il talento innato che permette di dilatare all’infinito un’idea senza annoiare oppure di cambiare di continuo le carte in tavola senza per forza sembrare un autore di musica fine a se stessa. E dunque, ‘Ringer’ è un mastodontico ep della durata di 37 minuti (forse preludio ad un album che verrà in seguito, forse no), quattro-brani-quattro dove il ritmo la fa da padrone. Cassa dritta e pedalare, ma senza risultare troppo maranza o, al contrario, senza risultare troppo timorosa di apparire maranza. Poter sentire una lunga suite ambient-techno che raggiunge livelli di eccellenza assoluta a cui solo il progetto Global Communication ci aveva abituato (Swimmer), Carl Craig rispedito nel 1976 a fare una jam assieme agli Harmonia (Ringer), Ricardo Villalobos che scopre il free jazz ed è amore a prima vista (Ribbons) oppure gli Underworld che inaspettatamente decidono di lavare la loro musica nella candeggina (Wing Body Wing) non è cosa da tutti i giorni. Eppure Four Tet ce la fa, affronta la sfida uscendone vincitore ed oltretutto riesce nell’impresa di riuscire a suonare originale e personale. In sostanza, le influenze si sentono tutte ma nello stesso tempo senti che c’è è roba sua, che sulla musica è impresso il suo inconfondibile marchio di fabbrica. ‘Ringer’ è l’ennesima dimostrazione dell’enorme talento di Four Tet, un uomo che senza ombra di dubbio è riuscito a cambiare lo stato delle cose nel mondo della musica cosiddetta sperimentale, rendendola più calda ed umana.
Human after all, direi.