Metal Carter – Vendetta Privata

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto:

Il sergente di metallo è finalmente tornato, e come al solito non intende fare prigionieri. Armato di rapping ancor più nervoso e basi mai così curate, ha dato alle stampe ‘Vendetta Privata’, un disco che per inciso è una vera e propria bomba e che si prepara a divenire suo malgrado una pietra miliare del genere.
Un disco che suona così nuovo eppure così familiare, nel quale Metal Carter dà sfogo a tutti i suoi incubi e alle sue paranoie sbattendoteli in faccia, senza pietà. Lo ascolti, ti emozioni, ma ciò che alla fine ti rimangono sono disgusto ed inquietudine. Ma è proprio questo che Carter inconsapevolmente vuole. Vuole nausearti, ma lo fa col ghigno stampato in volto, il ghigno di chi è superiore e può permettersi in tutti i modi di fartelo pesare. Ma fondamentalmente non gliene frega nulla, perché sta parlando più con se stesso che con te.
‘Vendetta privata’ rappresenta una sorta di evoluzione del discorso intrapreso nei dischi che lo hanno preceduto, solo che c’è di più. Ci sono testi ancor più duri ed affilati, ci sono featuring ridotti ai minimi termini e c’è un Carter uomo solo al comando, mai così sicuro dei propri mezzi, mai così a casa propria, mai a livelli così stellari. Un uomo che non ha pietà per le convenzioni e per l’opinione che la bella gente può avere di lui, un uomo che fa quello che vuole e se ne frega. Parla di disagio ed alienazione, di sete di vendetta e di voglia di mollare, di disperazione, rabbia e sangue, del suo amore-odio per la città di Roma di voglia di fare cash e di volontà di fregarsene del successo, di abusi chimici vari e di traumi giovanili, e lo fa in egual maniera, come se fosse la cosa più semplice e normale del mondo. Come se l’ascoltatore non esistesse e tutto questo fosse una mera autoconfessione di verità assolutamente inconfessabili.
Ed ecco che si spiegano cose come la sconvolgente Riflesso, la solare (per quanto si associare un termine del genere ad un tipo come Carter) Il suono del male, la sincera dichiarazione d’amore e fedeltà alla propria crew Ce lo sai, e la claustrofobica Pagliaccio di ghiaccio pt. 2, in cui il rapper romano torna sul luogo del delitto per ribadire che ne pensa della scena hip hop italiana. Brani che potrebbero anche far ridere chi non è in grado di capirli perché li affronta con superficialità, ma che quando arrivano alle orecchie giuste non temono confronti ed entrano nel cervello per non uscirne mai più.
Metal Carter non è il solito rapper che cerca di scimmiottare bolsi e datati modelli d’oltreoceano. È una personalità complessa e sfaccettata, un ragazzo che certe cose le vive sul serio. È vero, non sta recitando una parte. Il suo è puro tormento sonoro, fatto con l’unico intento darti fastidio.
Per pochi e non per tutti.