Xabier Iriondo: La Valigia Dell’Artista

  • R: Che legame hai invece con le tue radici basche?
  • X: Ho un legame molto vivo con Ondarroa, il paese nel quale è nato mio padre, … un villaggio di pescatori sulla costa atlantica. Ho tanti parenti, un sacco di amici … conosco la scena musicale indipendente e le evoluzioni che questa ha avuto negli ultimi venti anni. Amo a dismisura la costa, le sue insenature rocciose, le spiagge, il profumo dei pini che si mescola con il suono e l’odore del mare. Sogno di trascorrere gli anni della mia maturità in quel posto, circondato da un magnifico paesaggio, avvolto dal calore di un popolo unico e straordinario.
  • R: Fin dai tuoi esordi ti sei diviso tra progetti definibili di nicchia e altri apprezzabili da un pubblico più vasto, si può dire quindi che hai avuto a che fare con una fascia molto varia di ascoltatori. Cosa ne pensi dello stato della cultura musicale in Italia?
  • X: Faccio le musiche che mi piacciono con le persone con le quali sto bene … non penso al fatto che la musica possa essere di nicchia o popolare … sinceramente trovo che dal basso ci siano numerose spinte interessanti nel campo della musica in Italia, probabilmente gli addetti ai lavori (giornalisti, dj, produttori, discografici, etc) continuano a pensare che la cultura debba essere pilotata o derivativa da quelle che sono le tendenze dei mercati di riferimento (in particolare quello anglosassone) e quindi a riproporre e/o promuovere degli stereotipi.
  • R: Restando sulle tue radici, come si è formato Xabier Iriondo musicista? Come si costituisce la continua evoluzione del suo modo di affrontare la musica?
  • X: Ho iniziato a suonare la chitarra elettrica a 17 anni, dopo due settimane che imbracciavo la sei corde feci il mio primo concerto … i primi anni sono stati contraddistinti dall’urgenza di stare su un palco e di formare una band, comporre musica originale senza saper nulla … le cover erano bandite. Le mie prime influenze sono state il rhythm blues americano, l’hard rock e la psichedelia anni settanta, il punk basco.
    La mia evoluzione musicale è costituita dai cambiamenti che la mia vita personale subisce, dalle persone che incontro, dai viaggi che faccio, dai libri che leggo, … non c’entra molto con gli ascolti musicali che faccio o con i concerti che vado a vedere.
  • R: L’ultima volta che ti ho sentito suonare dal vivo era con gli Uncode Duello e sul palco usavi una quantità di strumenti impressionante. Secondo te l’avanguardia è obbligata, quindi, a passare dalle radici della musica stessa?
  • X: L’avanguardia, per me, è ancorata al passato ed alle radici dell’uomo, … non si può superare qualcosa se non lo si conosce. Amo mescolare, in un caleidoscopio di colori, sonorità antiche e moderne, analogiche e digitali, … furore elettrico ed estasi acustica, … melodia e rumore, ritmo e non-ritmo.
  • R: Spesso chiedo ai musicisti come la loro vita di tutti i giorni influenza la loro musica, ma tra il Soundmetak, la mole incredibile di concerti a cui prendi parte e la svariata serie di progetti e collaborazioni, magari è solo una supposizione ma direi che la tua vita di tutti i giorni e la musica coincidono quasi totalmente, oppure sbaglio?
  • X: Ho sempre fatto un sacco di cose, sin dall’adolescenza … diciamo che la musica (negozio, concerti, registrazioni, etc) occupa parecchio del mio tempo … ma fortunatamente mi ritaglio un sacco di spazio, ho una vita affettiva piena e completa, mi interesso di un sacco di cose che non riguardano la musica ma altre mie passioni, … la storia, i viaggi, le motociclette, etc.
  • R: Da due anni gestisci un negozio di strumenti particolari, nel quale oltre a svolgersi performance live è nata anche una serie di splendidi vinili in continuo fermento. L’iniziativa Soundmetak non si limita quindi a una sola caratteristica imprenditoriale ma si pone anche come un possibile centro di attività artistica, almeno per quanto riguarda Milano. Cosa puoi raccontarci al riguardo?
  • X: Soundmetak (www.soundmetak.com) è un negozio/laboratorio, una sorta di piccolo centro di attività e proposte artistiche, … le performances al sabato pomeriggio, l’etichetta Phonometak, la produzione di strumenti elettrici ed elettronici artigianali e via dicendo. Il progetto è quello di riproporre l’idea del laboratorio artigianale di antica memoria, dove si può parlare, discutere e progettare e non soltanto comprare. Dove si possono trovare oggetti particolari e/o rari, dove si possono ascoltare musiche “altre” del passato e del presente.
  • R: Il tuo nome esce, tra collaborazioni e progetti ,con una frequenza incredibile negli ultimi anni (particolarmente tra le righe del catalogo Wallace). Trovo molto curioso come tu riesca ad adattare in diverse forme il tuo modo di suonare mantenendo sempre una sorta di personalità ben delineata, sia nei territori più acustici che in quelli più elettrici. Qual è il filo che unisce queste tue diverse facce musicali?
  • X: Non penso che esista nessun filo … sono una persona con molteplici interessi e mi piace confrontarmi con svariati musicisti ed artisti per conoscere nuove cose … ho sempre suonato in svariate formazioni (sin da quando avevo 17 anni) e, piuttosto che riversare tutte le mie idee in un unico progetto, preferisco diversificare la mia azione.
  • R: Non so come ti piaccia descrivere la tua musica, in qualsiasi forma essa si materializzi nelle note dei tuoi progetti, ma di certo a partire dagli A Short Apnea si può dire che sei sempre stato tra i protagonisti delle avventure musicali italiane più coraggiose e interessanti. Come pensi possa progredire la musica in Italia? Si può ancora essere semplicemente “Artisti”?
  • X: Non mi piace descrivere la mia musica, preferisco che chi la ascolta se ne faccia un opinione da solo …
    La musica non può progredire, ne in Italia ne altrove … la musica è un mezzo che ha l’uomo per esprimersi e trasmettere emozioni.
    Certamente esistono categorie musicali … musica commerciale e non, musiche di ricerca o di tradizione e via dicendo … quello che per me conta è che ogni “artista” trovi un suo modo, il più personale possibile, per dire delle cose con i suoni e/o con le parole.
  • R: Ti sei unito anche all’ultima evoluzione dei Tasaday, una delle esperienze musicali più longeve del panorama indipendente italiano. Com’è stato partecipare a questo progetto musicale?
  • X: I TASADAY vivranno sempre, … lunga vita ai TASADAY! Sono entrato in pianta stabile in questo straordinario ed unico collettivo di artisti “non musicisti” sette anni fa, … perché li seguo da sempre … perché sono la punta dell’iceberg della sperimentazione musicale italiana da quasi trenta anni … perché rappresentano una delle realtà artistico-musicali più valide, longeve ed interessanti che il panorama italiano abbia mai avuto.
    Perché sono amici che conosco più o meno intensamente da quasi venti anni. Ogni volta che ci troviamo per salire sul furgone per andare a suonare … oppure che ci troviamo per andare a fare una scampagnata in Brianza … è sempre una festa!
  • Scrivere delle righe introduttive su Xabier Iriondo non è semplice. Dagli esordi con gli Afterhours il chitarrista milanese ha preso parte ad un numero impressionante di progetti, diventando a suo modo una delle figure più importanti dell’attuale panorama indipendente italiano. Il modo migliore per conoscerlo, quindi, è ascoltarne le tantissime espressioni, sperando che questa intervista riesca ad approfondire ancora meglio il suo mastodontico bagaglio artistico.

    Rocklab: Partirei parlando del tuo ultimo lavoro insieme a Gianni Mimmo. Già l’unione di musicista jazz e uno legato tanto al rock quanto all’avanguardia italiana era una bella sfida, ma anche la particolarità della registrazione va a rendere ancora più interessante questo album. Ho trovato nel disco un dialogo serrato e combattivo, ma rispettoso delle parti, tanto che vanno a completarsi alla perfezione. Come è nata e cosa ti ha portato questa esperienza artistica?

  • Xabier: ‘Your Very Eyes’ è un disco a cui tengo molto. Gianni Mimmo è un musicista straordinario oltre che un grande amico che circa un anno e mezzo fa mi chiese se avevo voglia di fare una registrazione con lui all’interno di un “sasso” di Matera, in un ambiente scavato nella roccia. Lo scorso giugno ci recammo in una chiesa paleocristiana all’interno dell’area dei “sassi” di Matera ed improvvisammo per un paio d’ore, in completa libertà.
    Niente energia elettrica, un piccolo registratore professionale tascabile (a batterie), i miei cordofoni ed il sax soprano di Gianni … capimmo immediatamente di trovarci in un luogo ed una situazione davvero speciale.
    Nessuna sovraincisione o editing, il disco rispecchia totalmente quello che è stato quell’incontro musicale.
  • R: Per finire questa intervista collabori con tantissimi musicisti “storici” del panorama italiano e internazionale, basta pensare a Damo Suzuki e a Paolo Tofani. Allo stesso modo non disdegni di suonare con i giovani talenti italiani, i lavori con Mattia Coletti ne sono perfetto esempio. Con quali altri musicisti del passato o possibili future promesse ti piacerebbe lavorare in futuro?
  • X: Sicuramente con artisti stimolanti, giovani o non, che hanno da dire qualcosa di personale e/o di unico.
    Il vero sogno della mia vita però è di suonare con Bruce Springsteen.