Grayceon – This Grand Show

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Esce molto in sordina la seconda opera targata Grayceon, a solo un anno da quell’omonimo ed inatteso esordio che li aveva fatti conoscere un po’ in tutto il giro alternativo più o meno estremo. Non cedono a manie di progressivismo, eccessi di sperimentazione o velleità concettuali: un’altra manciata di pezzi tutti costruiti su semplici intrecci di chitarra, batteria e violoncello, una Jackie Perez-Gratz in gran forma capace di incanalare le sonorità sfacciatamente metal di Max Doyle e Zak Farwell (metà dei Walken, in pratica) in arrangiamenti variegati, ricchi di dinamiche e armonie, dal sapore quasi “cameristico”, se mi si passa la forzatura. Non mancano i momenti più tirati, le dilatazioni americanissime, i controcanti e la suite da venti minuti; a conti fatti, i Grayceon non si spostano fortunatamente di una virgola, continuando ad esplorare le numerose possibilità di un suono volutamente minimale e d’impatto e trovando il loro maggior punto di forza in una capacità di scrittura abbastanza rara. ‘This Grand Show’ perde forse un po’ di effetto sorpresa, manca di un’opener azzeccata come lo era Sounds Like Thunder e quei dieci minuti di durata in più rispetto all’esordio lo rendono leggermente più prolisso, ma pezzi come Still the Desert o Love Is (a Dream) meritano qualche ascolto quando si è in vena di suoni tradizionalissimi intessuti in trame musicali poco usuali.