Aloe Blacc – Good Things

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)
Ottobre 2010 Stones Throw www.aloeblacc.com

I need a Dollar

Mi piace quando la copertina di un disco riesce già a dare degli indizi su cosa aspettarsi dall’album, come in questo caso, dove ci arriva un’idea di stile senza inutili orpelli, di luce assorbita, di purezza ma anche dei tocchi di eccentricità come uno sguardo stralunato e un papillion rosso, che fa tanto ciliegina su di una torta alla panna con praline al cacao, quindi papille gustative in subbuglio. Una copertina che tralaltro mi ricorda qualcosa…

La preziosa label dell’hip hop più trasversale e cult, la Stones Throw piazza un colpo micidiale in zona soul revival, insidiando lo scettro della Daptone, per questo secondo lavoro di Aloe Blacc, appunto ben diverso dal primo, Shine Through, in questa direzione. Ad accompagnare Aloe Blacc nella registrazione, ma anche nel dare una deliziosa impronta retro ad un soul già piuttosto sapido, musicisti eccezionali come quelli del collettivo El Michels Affair e gli Expressions protagonisti lo scorso anno di un’altro piccolo miracolo old-style come My World di Lee Fields, nonché alcuni musicisti proprio di casa Daptone (Dap-Kings e Budos Band). Notazione importante perchè si tratta di alcuni dei protagonisti di quel gusto retro per il soul più afro-style che ormai domina la scena newyorkese ed è pronto a conquistare il mondo. Bisogna anche dire che è un revival che ha conquistato in primis l’America più hipster e più bianca. Chissà se si può parlare di un negritude revival. A voler essere maliziosi la copertina di cui sopra ha un che di coloniale e tutto quel bianco sembra far spiccare certe precise oscurità.

Ma la classe assoluta di questo disco sta nell’andare esattamente in questa direzione mettendo sul piatto una perfezione inattaccabile, levigature magiche capaci di addolcire una kappa e sancire la migliore blacc music dell’anno.

A cominciare dalla hit I Need A Dollar, probabilmente uno dei brani più irresistibili e indelebili degli ultimi anni, con il suo afflato pauperista, un intreccio ritmico di basso funky e piano rythm & blues, con la dose giusta di fiati e quel “hey hey” sul coro di negretti del ritornello che fa tanto vecchio standard da campi di lavoro. Ma è l’intero album a colpire per compattezza e allo stesso tempo varietà di coloriture, dalla funkadelica Hey Brother, agli slanci ethio-jazz della sezione fiati, ai diffusi ritmi in levare di hammond o chitarra. Proprio l’uso delle chitarre sembra piuttosto originale, con un equilibrio raro tra timbrica, effetto e valore armonico. Non mancano episodi classicamente struggenti, vagamente alla Bill Withers e Al Green (…mmh…), come Life So Hard, If I o Mama Hold My Hand, che si innestano perfettamente in un mood comunque caldo, soprattutto negli episodi più modern style (Loving You Is Killing Me e Good Things). La chicca è una cover di Femme Fatale dei Velvet Underground, a cui si concede di non riscaldarsi troppo, lasciandola tiepida, sostituendo all’umore agghiacciante dell’originale, un quieto scivolare nell’autocommiserazione. Aloe Blacc ha una scrittura davvero pregevole e una voce che non ha nulla da invidiare a zio John Legend.

Tornando alla copertina, dunque, qualcosa ha solleticato la mia memoria. Sfondo bianco, vestito bianco, ambientazione coloniale….come quel capolavoro del soul che è I’m Still In Love With You (1972) di Al Green, che può ascriversi sicuramente tra le influenze più dirette ma anche un modello non troppo lontano. Perchè se sicuramente la ricetta è antica, sono le materie prime e i dettagli a fare la differenza, e quest’album è pieno zeppo di cacao e ciliegine di prima scelta, nascoste in punti strategici.