Swans – My Father will guide me up a rope to the sky

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21 Settembre 2010 www.younggodrecords.com Swans.pair.com

My Birth

Sì è vero, che ci volete fare…ormai, quando ci si occupa di realtà musicali di un certo peso storico, non c’è verso di riassumere le puntate precedenti senza degenerare nella solita conta dei (non) morti e dei (redi)vivi. Parlare di rock oggi è un po’ come lavorare da infermieri all’ospizio: si passa e ripassa ad ascoltare il battito dei pazienti per capire se ce n’è ancora, e per quanto. E senza nemmeno poter serenamente escludere  l’eventualità di una resurrezione.

Si aggiungano a questo gli spergiuri di  Michael Gira sul fatto che no, per lui “this is not a reunion. It’s not some dumb-ass nostalgia act.” . E che gli Swans non si erano mai sciolti, anche se erano anni che lui militava a tempo pieno negli Angels of Light e l’ultima incisione dei cigni risaliva al 1998 – con un titolo, Swans are Dead, che chiamare “definitivo” era eufemistico. E non c’entra nemmeno il fatto che la nuova formazione sia formata per due quinti dagli Angels of Light o che il nuovo disco contenga le comparsate speciali di Grasshopper dei Mercury Rev, Brian Carpenter o di Devendra Banhart.

Checchè ne dica Gira, il quadretto del bentornato è al completo e ci sono tutte le premesse per un ascolto di seconda mano. E invece, sorpresa. Già le prime  battute di No words/No Thoughts sono così inquietanti che quasi rassicurano sulle sorti della band. Jim è una dark ballad dagli umori à la Nick Cave e persino il duetto tra Banhart e la figlioletta di Gira su You Fucking People Make Me sick ha un suo perchè in questo contesto. Insomma, nonostante tutto il nostro aveva ragione: questo non è un “dumb ass nostalgia act” ,  il Frankestein per una volta cammina. Ma non si tratta nemmeno di una resurrezione: gli Swans suonano ancora dall’aldilà e, a giudicare da quel che si sente, ci si trovano benissimo.