AA.VV. – Tradi-Mods Vs Rockers (Alternative Takes On Congotronics)

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novembre 2010 Crammed Discs myspace.com/tradimods

Animal Collective Vs Kasai Allstars – Quick As White

Operazione molto particolare e assolutamente meritoria questa dell’etichetta belga Crammed che coinvolge una pletora di artisti impressionante per qualità e varietà di stili per omaggiare il proprio catalogo in virtù di come questo, con le sue famose Congotronics Series, abbia influenzato la psichedelica moderna nelle più disparate direzioni. Momento fondativo è il 2004 con la pubblicazione, appunto, di Congotronics, album cruciale dei Konono N°1, vincitore di un Grammy e che può considerarsi capostipite di uno dei due rami – dove l’altro è la riscoperta del catalogo Les Ethiopiques – della fascinazione di ritorno, che l’interpretazione africana degli input musicali occidentali, diciamo pure post-coloniali, per una nuova generazione di musicisti.

Per “congotronica” o tradi-mods si intende una musica da danza, da sobborgo metropolitano congolese, elettrificata con strumenti di riciclo, tecnologie rudimentali e timbriche sporche e percussive, composta da ripetizioni di pattern e dinamiche che ricongiungono tradizione tribale ed elettronica moderna.

La scaletta è composta da cover, rielaborazioni, collaborazioni, seguendo la quale non sarà difficile intuire la straordinaria influenza che questi suoni spontanei, ma reattivi rispetto al primitivismo nel quale potevano essere condannati, hanno avuto sulla musica di oggi.

Basti percepire da subito la confidenza di brani come quello dei Deerhoof (febbre funky subtropicale) o degli Animal Collective (estasi d’africa), entrambi Vs Kasai Allstars, l’eterea Juana Molina assolutamente ipnotica in versione simil-bossa, o il deviante punk-funk dei Tussle alle prese con i Konono N°1, i torrenziali Au, ma soprattutto tutta la vena claudicante del lavorìo elettronico di Micachu & The Shapes, autentici gioielli nell’arco delle pur ottime produzioni dei singoli artisti.

Se Andrew Bird persegue il suo naturalismo scegliendo di prestare il suo violino ad una direzione più folk, più sperimentale Glenn Kotche, batterista dei Wilco, che intavola un’ambient martellante e scostante ma completamente centrata, ma soprattutto Jherek Bischoff, arrangiatore pregiatissimo (si chieda a David Byrne) che allestisce un’epica marcia di elefanti meccanici. Da menzionare anche il dub metafisico di Jolie Holland coadiuvata dal produttore Joel Hamilton.

Eppoi c’è l’elettronica più madida, dubstep e afro-house disciolte l’una nell’altra, è nella trance soul di Mark Ernestus, è nel tocco jazzato di Burnt Friedmann, è nella presa deep di Bass Clef, ma ovviamente anche nel lungo fiume torbido di Shackleton. Anche qualche delusione: i Megafaun tentano di tirare la corda verso di loro, proponendo una mistura improbabile tra folk americano e pettinature afro, mentre gli Oneida si cimentano in un tribal-noise infarcito di saturazioni un po’ confusionario. Meglio il vol. 1 del vol. 2 in ogni caso, che – a dirla brutalmente – a volte stucca.

Insomma un sorprendente caleidoscopio ultramoderno che ha preso forma ed ispirazione laddove la modernità è più immaginaria che reale, straordinario documento di come, da questa forza immaginativa, il senso del reale ottiene le trasformazioni più proficue e seducenti per la contemporaneità.