Colin Stetson – New History Warfare Vol.2: Judges

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Constellation Records colinstetson.com

Judges

Un orgasmo a 24 voci.  Una TAC sonora 3D.

Tra le varie collaborazioni con Tom Waits, David Byrne, Lou Reed e molti altri grandi artisti musicali, Colin ha saputo raffinare la sua capacità creativa  portandoci a questo punto: un universo completamente controllato, ritmato, emotivamente  controllato da lui.

Prodotto negli studi Hotel2Tango di Montreal, il disco si scopre assente di loop o overdub di qualsiasi natura, a parte pochissime eccezioni. La totalità è un analogico flusso respiratorio creativo che attraversa spiritualmente il jazz modale, la struttura rock, o l’ironia di certa musica classica (La parte iniziale di  Clothed in the Skin of the Dead sembra figlia jazz di Vivaldi) senza sfociare in un semplice approccio free, o tendente all’ethnic.

Una precisione attentamente dosata. Un bipolarismo personale, in cui il cerebrale si accoppia con  il volgare. Iniziando con le prime Awake on Foreign Shores e Judges l’artista si spinge subito in una lobotomia percussiva  tagliente organizzata su più strati e livelli di ascolto. Il suono del sax ci passa tridimensionalmente. Attorno a Colin ci sono più di venti microfoni posizionati strategicamente per poter usare ogni singolo suono, sfumatura che fuoriesce dallo strumento. Nasce così un sax di carne, sudato, ormonale e pensante.

La rabbia sotterranea di Red Horse (Judges ll) , un lento magma deragliante, simile alle composizioni dei nostri conterranei ZU ma più elegante, oppure la celeste The Righteous Wrath of an Honorable Man; una catarsi epilettica circolare  e completa che si ripete in tutto il disco. Una circolarità che vuole rappresentare artisticamente anche la tecnica respiratoria particolare di Colin, appunto circolare, che gli permette di avvolgere totalmente lo spazio e di riempirlo di un’atmosfera pulsante, organica.

Il contributo delle due vocalist  presenti nel LP: Laurie Anderson  e Shara Worden è bi frontale. La prima si sostiene con un filo di voce tagliente alla debole e patologica voce del sax di Colin in una strisciante Spoken Word. Shara Worden, al contrario, segue un’idea più standard reinterpretando il classico di Blind Willie Johnson,  Lord I Just Can’t Keep From Crying Sometimes.

Un bipolarismo, come si è già detto, presente lungo tutto il disco, in un precario equilibrio voluto dall’artista; umano, tra animale e pensiero.

Musica vivente. Nello stretto spazio tra astrazione tecnica e un film di Cronenberg, Colin eccelle nel creare nell’accezione più  completa del termine.

P.S: Il fatto che il disco sia uscito per la ottima Constellation Records non è un caso.