Bill Callahan – Apocalypse

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29 Marzo 2011 DragCity myspace.com/whaleheart

Baby’s Breath

Certe volte verrebbe da dire basta così, fermi tutti, stop alle telefonate. Davvero spiacenti ma il bando d’arruolamento per il nuovo pistolero d’America è revocato, questo concorso per successori di Johnny Cash non s’ha da fare. E non perché i talenti manchino, intendiamoci: essercene ce ne sono, persino troppi, mentre il Man in Black dev’essere uno e uno solo. E se “la città è troppo piccola per tutti e due” figuriamoci per queste decine di sedicenti eredi.

Poi li guardi accalcarsi tutti insieme verso l’uscita, e un pochino ti cresce il rimorso. Specie per quelli che in coda ci stavano da un pezzo. Bill Callahan, per esempio, è in fila da quando ancora si faceva chiamare Smog e non sembrava avere alcuna mira verso l’olimpo dei songwriting. Si dilettava con bassa fedeltà e psichedelia e lo faceva benone. Poi, anno dopo anno, la riscoperta di un’indole di loner che esiste da sempre, ma che meglio si porta con un cappellaccio in testa e le mani impegnate solo sulla chitarra. A dare seguito a quella bella sorpresa che fu Sometimes I wish we were an Eagle ci pensa ora un nuovo capitolo, a tu per tu niente meno che con l’apocalisse. E con che classe da gringo, signori, il nostro affronta la Fine dei giorni terrestri. Basterebbe la cavalcata iniziale, The Drover, per convincersi che Callahan sa come far trottare un destriero. Basterebbe ma non basta. Perché Apocalypse è un disco che non si accontenta e che passa in rassegna tutte le sfumature del grande cantautorato made in USA. Dilatato fino agli otto minuti e fischia di One Fine Morning, che chiude “felicemente” – in (quasi) tutti i sensi – un lavoro improntato ai toni scuri, come la tradizione suggerisce.

Ancora non si è detto di America!, il pezzo satirico che ripesca una rara reminiscenza del periodo lo-fi. Nell’elenco di fantasmi che ancora turbano i sonni degli Stati Uniti, Callahan trova il modo di rievocare tra il serio e il faceto anche i suoi “superiori”: “Captain Kristofferson, Buck Sergeant Newbury, Leatherneck Jones, Sergeant Cash… what an army!”, canta.  Tanta fedeltà alla causa va premiata, in qualche modo. Va bene, Billy, tu puoi restare. Tutti gli altri fuori, però.