Balam Acab – Wander/Wonder

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)
14 Settembre 2011 Triangle myspace.com/thebalamacab

Progetto fondato dal ventenne Alec Koone, originario della Pennsylvania, Balam Acab si distanizia in questa sua prima opera lunga e complessa, dal maelstrom ormai stabilizzato della Witch House. Dopo un Ep rilasciato nel 2010 che mostrava molti caratteri in comune con band quali Salem ed il Burial più oscuro, il giovane statunitense si mostra oggi con una purezza ed una genuinità d’intenti che lo evidenzia dal semplice stereotipo.

Wander/Wonder mostra una personalità distinta e profonda che non vuole continuare a cavalcare l’estetica ormai marmorizzata resa celebre da Creep, Mater Suspiria etc.  ma si muove tra quello che potremmo definire come un astuto mix di arte naif e capacità di astrazione.

Welcome è l’arrivo nel nuovo mondo, il momento del parto e della luce, non piena ma opaca, ancora da comprendere e da poter sorreggere con lo sguardo. Il trittico Apart, Motion, Expect si sorregge inizialmente su profonde linee di basso che incidono i solchi onirici di una penombra bluastra; si aprirà poi in una giocosa e spensierata frenesia, liquida sotterranea e bambinesca (vocine alla Bjork incluse) che porteranno sulle spiagge notturne di Oh Why.

Quest’ultimo è uno dei pezzi cardine del disco, sorretto da un beat minimale e odorante di R&B, viene avvolto in synth new age cari alla nuova Maria Minerva, mentre le linee vocali sfumano e si dilatano tra voci adulte e infantili.

Mentre in composizioni come Fragile Hope si sviluppano esempi oscuri di “chamber dub”, tra inserti sinfonici, basslines nette e suoni liquidi ritmati in un’atmosfera onirica edulcorata. Cambio di strategia è la successiva Heavy Living Things, un improvviso ritorno ad un suono più vicino a sonorità dark, in una specie di witch step afflitta e zoppicante.

Da questo punto in poi la costruzione di Alec comincia a decostruirsi. L’ultimo trio di pezzi: Long, Still, Under ci porta in una struttura tra l’ambient e il soul più moderno che lascia interdetti non tanto dal punto di vista qualitativo o tecnico, quanto per la mancanza di un collegamento concettuale con quanto portato avanti fino ad ora.

Nonostante questa frana improvvisa il disco è sicuramente una delle uscite più interessanti provenienti da artisti della “scena” Witch House, mostrando sopratutto una cifra personale che deve ancora dare il meglio di sé.