Memory Tapes – Grace/Confusion

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Ora si capisce un po’ meglio perché il titolare del marchio, Dayve Hawk, abbia voluto fare Player Piano, il disco precedente e suo secondo in carriera.
Sarà stato un tentativo di reinserimento in un contesto umano e organico dopo la prova in tutto e per tutto in solitaria,  Seek Magic. Ma l’esperimento è stato un mezzo flop.  Lui non pare fatto per un suono da band, delle canzoni, dei singoli e dei video, per quanto apprezzabili.

In Player Piano c’era stato il tentativo di mettere un magma elettroemozionalqualcosa dentro compartimenti canzone grandi quanto un formato blister: pezzi relativamente asciutti, semplici, pop e la sequenza potrebbe andare avanti fino addirittura a “graziosi”. Credo sia seguito un certo pentimento, e questa è stata una fortuna.
Nel nuovo materiale ci sono perle tipo Sheila in cui Memory Tapes costruisce una minisuite con il suo mezzo falsetto e con l’alternanza di elettronica un po’ epica e momenti più suonati e dilatatii: ciò che in sostanza aveva fatto la forza di Seek Magic.

E così via nelle altre tracce, poche ma tanto lunghe (Thru The Field), tanto ordinate prima e tanto efflorescenti  dopo (Safety).

A volte viene un po’ il dubbio se definirle una forma casalinga di progressive generato da chi è cresciuto più a New Order che a Van Der Graaf Generator oppure se vederci poco più di un’accozzaglia di bellissimi spunti melodici cuciti come un patchwork.

Chi non ha presente quando in un sogno capita di metterci dentro quelle canzoni estemporanee mai esistite ma (secondo l’unico testimone possibile) bellissime? Ecco, ricordo di aver sognato vent’anni fa una canzone monumentale dei Faith No More tutta mia. Più probabilmente orrenda, comunque irrecuperabile all’indomani.

E poi a spingersi più in là ammetto che ci sono stati anche sogni a base di  rudimentali cassette anni novanta  da quarantasei minuti : cose eccelse di band fittizie. Patchwork, appunto, di melodie sempre parecchio facili.

Nel suo curriculum, Dayve Hawk si è fatto anche chiamare Weird Tapes e Memory Cassette prima di scegliere  il nome odierno in modo definitivo.

E giuro che oggi suona confusamente forte come il sonoro di quei sogni lì, esattamente come il ricordo di quella sorta  di musica che chissà se è esistita davvero.