Moby – Innocents

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Squadra che vince non si cambia: è questa la filosofia alla base di Innocents, ultimo della lunga lista di album di Moby.

Difficile scorgere in questo lavoro una vera discontinuità con il passato: le melodie minimali, i loop e tutti gli artifici elettronici con cui il buon Richard Melville sa destreggiarsi con disinvoltura, della quale ha già dato ampiamente prova in questi anni, sono ancora tutti lì, intatti e – è il caso di dirlo – un po’ stantii. Se le numerose collaborazioni con altri artisti più o meno contemporanei, da Cold Specks, a Wayne Coyne a Mark Lanegan dovevano essere il motore di un possibile rinnovamento, spiace dirlo ma non hanno sortito l’effetto voluto, e anzi insinuano il sospetto della furbata commerciale.

Anche senza lasciarsi andare in questo tipo di divagazioni, Innocents suona comunque un po’ troppo simile ai dischi che han reso celebre questo timido DJ newyorkese, Play e 18 per intenderci. Qui e là qualche sonorità per lui nuova si riesce a intrasentire, e sicuramente rispetto agli album succitati c’è una maggiore spinta sulla melodia, soprattutto nelle parti cantate.

A parte questo, però, per quanto il lavoro di composizione sia sicuramente valido, Innocents centra solo l’obbiettivo minimo di permettere al suo autore di restare momentaneamente a galla nella sempre più agguerrita scena elettronica.

[schema type=”review” name=”Moby – Innocents” author=”Marcello Aloe” user_review=”3″ min_review=”1″ max_review=”5″ ]