Ida sta a mille: Nine Inch Nails – I mari dell’esperienza e i transatlantici del digitale – parte 1

In questa puntata Ida Sta a Mille sogna i Nine Inch Nails, un clash onirico tra esoterismo e biomeccanica, tra meditazione e cibernetica, tra respiri concreti e spazi virtuali, “i mari dell’esperienza e i transatlantici del digitale”, come dice lei. Un viaggio ubriaco tra cinema, musica e riferimenti pop nella valle del sentimento virtuale. Pronti, via!

 

“Amo quelli che non sanno vivere che per sparire, poiché son coloro appunto che vanno al di là.
Io amo i grandi disprezzatori perché sono i grandi veneratori, e frecce del desiderio verso l’opposta riva. […]
Amo colui che è libero spirito e libero cuore: così la sua testa non sarà che un viscere del suo cuore.”
(F. W. Nietzsche – “Così parlò Zarathustra”)

 

Preludio – Nella valle del “sentimento virtuale”

La dualità dell’esistenza, portata al massimo della sua espressione, diventa quasi una ricerca eroica, il centro nevralgico di un’evoluzione intesa come trasformazione dell’individuo. Quando mi fermo a pensare allo scorrere del tempo, a me stessa all’interno di un cosmo di individui che pulsa e vive, tutto appare come un immenso cammino perpetuo fatto di occasioni e perdite, un eterno incontro/scontro tra realtà di respiri concreti e attimi sempre più virtuali, tra spazi digitali e la genuinità delle cose vissute col corpo: i mari dell’esperienza e i transatlantici del digitale. L’immaginazione si fa così artificio e il sentimento autentico rischia di soccombere a una commedia artificiale, una flebile messinscena del reale. La sensibilità timida cede il passo alle dinamiche del più forte, alle trame della protervia invadente, del fascino ambiguo e del bello a ogni costo, rinchiudendo così ogni singola anima di questo universo tra le maglie di un solitario mondo fatto di niente.

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Intro – Il bit iniziale… l’espiazione: una tortura dolorosa e piacevole

Un giorno di sole come tanti altri pervasa da questi pensieri, prendo la decisione di intraprendere un cammino profondo e ruvidamente fisico, reale e virtuale, alla scoperta della mia essenza e della personalità umana al di là di ogni catena sensibile. Seguendo sempre il consiglio del guru spirituale Maharishi vado così a incontrare Lisbeth [1], una hacker psicanalista, nonché fervida seguace e praticante del Buddismo di Nichiren Daishonin [2]. È una donna di soli ventiquattro anni, caschetto corvino, gli occhi azzurri, tatuaggi e una vaga sembianza punk. Mediante l’uso di sofisticate interfacce, fuse alle più moderne teorie della psicoanalisi e attraverso una sorta di ipnosi indotta mescolata alla meditazione, lei dovrebbe aiutarmi a scardinare le dinamiche fittizie e concrete dell’Io per mezzo di un viaggio a più livelli simile a un first person shooter. Lisbeth fa praticamente partire un programma da lei stessa realizzato, chiamato Quake[3], dove ogni livello è suddiviso in Numeri Halo[4]. Io sarò la “sacerdotessa senza nome” pronta a scalare i 72 gradini della conoscenza e a raggiungere la mia entità più profonda, il mio sé interiore, nella lotta tra eserciti opposti, nella lotta spirituale tra 72 angeli e demoni. Le sedute “cyber – psicanalitiche” si svolgeranno all’interno del Castello di Eymerich[5] in Castiglia. 

All’interno del castello, dall’architettura gotica, Lisbeth mi fa denudare di fronte a una telecamera[6] e, mentre recito alcuni passi del Lemegeton Clavicula Salomonis[7], mi fa delicatamente adagiare su una macchina dall’inquietante aspetto kafkiano, così angosciante, a tratti ambigua, da sopprimere qualunque possibilità d’azione, collegata a un computer. In base alla personalità del giocatore, il computer elabora percorsi individuali dove i livelli differenti rappresentano le diverse fasi di un cammino legato alla dimensione psichica dell’inconscio.

Il primo stadio della seduta si basa sulla visualizzazione del “bit iniziale”… “Trova la colonna sonora del film che non esiste”[8] dice Lisbeth e una sorta di strano piacere bagna i miei inguini e i capezzoli già madidi di lascivia. Mi dimeno sulla sedia, mentre visioni di violenza orgasmiche si agitano nella mia testa a tal punto da farmi raggiungere l’acme del godimento e del tormento nell’istante esatto in cui sul pavimento uno specchio di sangue riflette la scritta NIИ tra attimi di lussuria e dieci mondi da esplorare,[9] dieci condizioni di vita da sperimentare tra inferno e animalità, apprendimento e illuminazione, cielo e umanità. Dal piacere al dolore il passo è breve, perché è nella violenza e nell’autodistruzione interiore che l’espiazione si cementifica e raggiunge il piacere estremo e l’identità svelata. Mentre il computer elabora dati, un proiettore cinematografico riflette nella mia mente cruente immagini in dissolvenza, sequenze filmate in bianco e nero, snuff movies di esistenze alla deriva[10]. In balia di resti umani, sangue omicida, larve spermicide, Shibari corporee, potere e sottomissione, feticismo e crudezza surreale, torture e sevizie, perversioni estreme, sadismo e pornografia, l’inferno diventa il paradiso del reale all’interno del mio tabernacolo interiore. Sento una voce nella testa che urla:

Questo mondo mi rifiuta, questo mondo mi ha buttato via, questo mondo non mi ha dato una possibilità [11]

Il mio corpo si muove tra tortura e piacere; frustate di delirio e dolore che provocano appagamento. Nel giardino della tortura[12] gli istanti si fanno color seppia, tra scimmie crocifisse, candele di peccato, caproni di lussuria, cuori pulsanti ed io bendata e legata sulla sedia girevole del mio destino[13]

Pretty Hate Machine – L’amore perduto nel vortice liquido dell’odio e del ricordo [14]

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Durante il secondo stadio Halo[15] è la rimembranza a essere la protagonista di un sorprendente montaggio mentale schizofrenico[16]. Nell’ipnosi più profonda mi affianco a un’insolita coppia di assassini, Mallory e Mickey[17], la trasposizione immaginaria e al contempo tangibile dell’amore estremo impresso col sangue nella mia mente, l’emblema della purificazione attraverso la frantumazione delle barriere del dolore. Mickey ha tatuato su un braccio il simbolo dello Yin e dello Yang[18], eterno dualismo degli opposti che si attraggono, che si scontrano e si fondono vicendevolmente tra amore, violenza e morte. È il ricordo si fa fitta sul mio cuore che geme sussurrando:

Tu mi dai una ragione. Tu mi dai il controllo. Io ti ho dato la mia purezza, e tu l’hai sottratta… e bugie, bugie, bugie… si insinua sotto la mia pelle, all’interno, entra nella sfera del mio peccato.. Sono solo un’effigie che dev’essere deturpata, che dev’essere profanata. Il tuo bisogno di avermi l’hai rimpiazzato. E se non posso averti tutto, beh allora dammi solo un assaggio.[19]

Questo stadio si rivela così essere fatto di percorsi mentali e impulsi nervosi così forti e pressanti da trasfigurarsi attraverso i pendoli oscillanti di Newton e i click della tastiera di un computer [20] come tecnologia liquida e mesta, pregna di diramazioni e raccordi stradali che partono dalla Route 66[21] e conducono sino ai meandri inconsci dell’Io scaraventato come un maiale al 1005 di Cielo Drive[22] tra le frattaglie solitarie di una perdita ancora difficile da domare. Tra azioni e reazioni sadiche e sanguinarie, filastrocche dall’oscuro sapore agrodolce[23] e mantra recitati da uno sciamano indiano [24] nell’allucinazione visiva di un deserto infestato da serpenti infetti, fantasma in un mondo di fantasmi, ai meandri dell’esistenza, dal mio viso iniziano a colare lacrime intense e nere come la pece. Mallory e Mickie sembrano svanire in lontananza dicendomi: “Richiamo ancora alla mente il sapore delle tue lacrime”[25] e il mio cuore risponde: “voglio solo qualcosa che non potrò mai avere.” [26] L’ombra di un personaggio alquanto oscuro li accompagna infine in una cella dismessa bisbigliando: “Solo l’amore può uccidere il demonio” [27]

Illustrazioni originali di Marzia Grossi

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NOTE

[1]  È ovviamente il gioco di parole sul nome della protagonista del film The Girl with the Dragon Tattoo (Uomini che odiano le donne) diretto da David Fincher. Il film è il secondo adattamento cinematografico del romanzo di Stieg Larsson – Uomini che odiano le donne, primo capitolo della trilogia Millennium. La colonna sonora è stata realizzata da Trent Reznor in collaborazione con Atticus Ross. Le caratteristiche fisiche della psicanalista in questione rispecchiano molto l’originale.  Trent Reznor e Atticus Ross hanno in precedenza collaborato anche alla colonna sonora del film The Social Network (2010) sempre diretto da David Fincher.
[2]  Tra le varie teorie legate al significato del nome Nine Inch Nails una si affianca al buddhismo di Nichiren Daishonin. Secondo tale filosofia orientale la parola NIN rappresenta uno dei dieci mondi e cioè il quinto, lo stato di umanità.
[3] È datato 1996 l’ingresso dei Nine Inch Nails nell’Home Entertinement con la realizzazione degli effetti sonori speciali e della colonna sonora del videogioco Quake e con un contributo di dieci pezzi strumentali originali in tracce audio fuse alla traccia dati del gioco.
[4] I Numeri Halo sono un sistema utilizzato dai Nine Inch Nails per ordinare le loro pubblicazioni ufficiali. I Numeri Halo corrispondono all’ordine degli album, per esempio Pretty Hate Machine, che è la seconda pubblicazione ufficiale dei NIN, viene indicato come Halo 2, e così via per gli altri album e singoli. I Numeri Halo vengono poi modificati nel caso di versioni speciali degli album; The Downward Spiral è indicato come Halo 8, mentre le sue 2 riedizioni vengono indicate come Halo 8 DE e Halo 8 DVD-A.
[5]  Il Castello di Eymerich è un romanzo di Valerio Evangelisti (2000) all’interno del quale viene citato il Lemegeton Clavicula Salomonis (Piccola Chiave di Salomone) un antico grimorio anonimo del Seicento, nonché uno dei più famosi trattati di demonologia esistente.
[6] Interpretazione del video del brano Happiness in Slavery. Il video venne bandito per la rappresentazione grafica dell’artista Bob Flanagan che si sveste di fronte alle telecamere e si distende su una macchina che gli fa provare piacere, lo tortura e poi lo uccide.
[7]  http://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_Chiave_di_Salomone
[8]  A proposito di Year Zero (quinto album della band datato 1997) Trent Reznor lo definisce come: “una colonna sonora di un film che non esiste”
[9] I dieci mondi del buddhismo sono: Inferno, Avidità, Animalità, Collera, Umanità, Cielo, Apprendimento, Parziale Illuminazione, Bodhisattva e Buddità. Oltre al collegamento del quinto dei dieci mondi del buddhismo di Nichiren Daishonin, ci sono altre voci legate alla nascita del nome Nine Inch Nails. Nel 1994 Trent Reznor affermò che il nome venne coniato perché “si abbreviava facilmente” e non per “significati letterali”. Visto però che il nome della band significa letteralmente “chiodi da nove pollici”, secondo alcuni c’è un chiaro riferimento alla crocifissione di Gesù con i chiodi da nove pollici o alle unghie lunghe nove pollici di Freddy Krueger. L’abbreviazione NIN del logo ufficiale ricordava invece a Reznor la tipografia di Tibor Kalman sulla copertina di Remain In Light dei Talking Heads. Il logo venne poi disegnato da Reznor e Gary Talpas con le lettere “NIИ” inserite dentro una cornice con la seconda “N” specchiata.
[10]  Riferimento a Broken Movie un mediometraggio dai contenuti sadici, pornografici, violenti e perversi del 1993 e della durata di 20 minuti circa che nasce dall’incontro fra Trent Reznor e Peter Christipherson dei Throbbing Gristle. Concepito inizialmente come un film, i due artisti ridimensionano il progetto a una raccolta di videoclip inediti uniti fra loro e definiscono il progetto come uno snuff movie. I videoclip contenuti all’interno di Broken Movie sono: Pinion (Directed by Eric Goode & Serge Becker), Wish (Directed by Peter Christopherson), Help Me I Am In Hell (Directed by Eric Goode & Serge Becker), Happiness In Slavery (Directed by Jon Reiss), Gave Up (Directed by Peter Christopherson). http://www.youtube.com/watch?v=7fLRCSUxUO8&bpctr=1370969338
[11]  Burn pezzo inserito nella colonna sonora di Assassini Nati interamente assemblata da Trent Reznor.
[12]  Ulteriore riferimento al video di Happiness in Slavery, con la stanza contenente una poltrona che provoca dolore/piacere sino a uccidere il protagonista, a triturarlo e a usarlo come concime per il terreno.
[13]  Libera interpretazione del video del brano Closer (http://www.youtube.com/watch?v=PTFwQP86BRs)
[14]  Se si escludono Head Like a Hole (brano contro la voglia di possesso e di denaro), Terrible Lie (legata al rapporto con Dio) e Down in It (pezzo sulla depressione), gli altri brani contenuti in Pretty Hate Machine sono fortemente legati all’idea di un amore in grado di creare profonda crisi e scompiglio nella psiche dell’uomo. L’intero paragrafo è in gran parte dedicato a una personale interpretazione di Pretty Hate Machine con alcune immagini legate al film Assassini Nati.
[15] Pretty Hate Machine, noto anche come Halo 2
[16] Assassini Nati (Natural Born Killers) film del 1994 diretto da Oliver Stone si avvale proprio di un montaggio spesso schizofrenico e dell’uso di diversi formati video tra 35mm, 16mm, 8mm, videocassette, super 8mm e di differenti registri stilistici, comprese scene da sit-com e cartoni animati.
[17]  Mallory e Mickey sono i protagonisti del film Assassini Nati interpretati rispettivamente da Juliette Lewis e Woody Harrelson
[18]  Nel film Mickey ha realmente questo tatuaggio
[19]  Sin
[20] Video del brano Only (conosciuto anche come Halo 20 e secondo singolo estratto da With Teeth  o Halo 19) – http://www.youtube.com/watch?v=mDsqpeiTqg8
[21] L’inizio del film Assassini Nati è ambientato in un bar lungo la Route 66
[22] 1005 di Cielo Drive a Beverly Hills è l’indirizzo in cui avvenne l’uccisione di Sharon Tate, insieme a tre amici, dai seguaci di Charles Manson, ma è anche il luogo ribattezzato da Trent Reznor come il Le Pig Studios. Qui venne girata una performance per il brano Gave Up in cui recita Richard Patrick e Marilyn Manson (http://www.youtube.com/watch?v=yVpw1SwJRBI) e registrato l’album The Downward Spiral.
[23] All’inizio del film Mallory in preda alla furia omicida nel bar recita una filastrocca (http://www.youtube.com/watch?v=lxrdp06dhxk)
[24] http://www.youtube.com/watch?v=gIUMsgE8w8Uhttp://www.youtube.com/watch?v=IPtS4ldCjDc (in sottofondo si sente Something I Can Never Have)
[25] Something I Can Never Have
[26]  ibidem
[27] Dialogo del film Assassini Nati (Mickey: Tutti quanti noi abbiamo un’ombra, e non puoi liberartene, giusto Wayne? Beh l’unica cosa che può uccidere un demone… l’amore!
 Wayne: Solo l’amore può uccidere il demonio, non ve lo scordate.)