Suzanne Vega – Tales From the Realm of the Queen of Pentacles

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A sette anni dall’ultimo disco di inediti (e a tredici dal penultimo), Suzanne Vega torna sulle scene con questo Tales from the realm of the queen of pentacles. L’approccio, nei confronti di un album del genere, assume un valore duplice, e apre a un ventaglio tanto ampio, dal punto di vista delle aspettative, quanto, sostanzialmente, dicotomico, pure considerando tutte le potenziali sfumature del caso: è la speranza, e lo scetticismo.

Un lavoro, in questo punto preciso di una carriera precisa, trentennale, qualitativamente altalenante, porta con sé la gravità tragica del crocevia definitivo. Ecco, Tales from the realm of the queen of pentacles è un bel disco, struggente, spesso, severo; soprattutto, è un disco che tiene conto di tutto, che non dimentica, e forse è questo che lo rende, relativamente, grande: una trasparenza lontana, rara. Suzanne Vega si svela, si concede, parla di sé e lo fa come sa, e come può, pure senza raggiungere mai i picchi qualitativi degli esordi. Sicuro, il disco non manca di punti deboli, ma, più di molti altri (ed è importante ribadirlo, a costo di ripetersi), esige un lavoro di contestualizzazione, più che nel periodo storico, in quello personale, dell’artista, della donna, per essere valutato, almeno, con la stessa onestà con cui ci si offre.

Si rimane con la sensazione di trovarsi di fronte a un disco fuori dal tempo, o lontano dai nostri, che regala quello che un disco dovrebbe regalare: autenticità, passione, musica. Suzanne Vega riesce a ritagliarsi uno spazio tutto suo, in questo principio di 2014, e pure una tra le copertine più merdose di sempre finisce per sembrare una scelta ponderata di vaffanculo.

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