Sleaford Mods – Divide And Exit

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Il quotidiano uccide alla fermata dell’autobus, e non ha nessuna importanza l’abito perché del monaco ormai non frega un cazzo a nessuno. Sono double-decker bus sempre più vuoti, farciti da camicie mai abbastanza chiuse per impedire alle imprecazioni più furenti degli ultimi cinquant’anni di fuoriuscire come un mare in tempesta, indifferente a tutto: alla nazionalità, allo stile, al colore, al ‘come’. Un’urgenza che sgorga naturale dalle pieghe di una Nottingham urbana e canonica, resa in forma-musica da due che dovrebbero forse essere in galera per il bene dei pargoli all’ingresso delle scuole. Niente, le pose non esistono. Nulla, chiedetele a Johnny Rotten mentre si atteggia a là Piero Angela su Focus, o mentre vi sponsorizza una confezione di burro del cazzo. Si marcio, a furia di Dub e Giamaica hai perso qualche neurone di troppo, come se ci interessasse.

Dicevamo, in due, come tossici alla fine, come a voler reinventare qualcosa già vecchio prima di nascere: il far di necessità virtù. E come nel cinema e nell’arte tutta, quando scarseggiano i mezzi, fuoriesce l’abilità di donare vita a qualcosa mediante le proprie semplici qualità. In due, con un pc scassato, l’accento marcato, e una furia che trapela senza bisogno d’avvertire, senza chiedere il permesso. Una valanga di ‘Fuck’ sacrosanti che ridefiniscono il concetto stesso d’urgenza.

Jason Williamsone e Andrew Fearn, sulla pagina facebook della band hanno deciso di indirizzare il proprio genere di riferimento verso quello punk, e non c’è da stupirsi. Soprattutto se pensiamo alle invettive dei Crass, e se possediamo una mente capace di scindere i modi dal messaggio, dall’attitudine. E se davvero ci tenete alle etichette, credetemi, non c’è nulla di più vicino a quello che Rotten & co resero popolare a fine seventies come la musica degli Sleaford Mods.

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