Ruggine – Iceberg

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L’adolescenza in quel di Narzole (Cuneo) non è diversa da quella affrontata da milioni di ragazzi sparsi per le provincie dell’impero. Noia e tante domande su come sfogare l’impeto giovanile. Spesso però, per ovviare a tutto questo, vengono in soccorso amici navigati e fratelli maggiori; gente che ha già masticato la medesima situazione ed introiettata. 2001, quindici anni o poco più, sullo stereo girano Sottopressione, Angeli, Mach5, Bellicosi e Php, e mentre lo fanno, la voglia di dare una propria versione di quel suono, contribuire alla festa diventa irrefrenabile. Nascono così i Ruggine: potenti e veloci o per dirla alla loro maniera: “Fiduciosi ed inesperti”.

Nel 2005 la provincia di Cuneo è in fermento. La musica Hardcore è diventata un vero e proprio strumento comunicativo per la gioventù Piemontese; c’erano un sacco di band, di cui molte valide, c’era una certa unione d’intenti e la sensazione di poter elevare la propria voce al di sopra del coro. I nostri gettano nella mischia il primo vagito – uno split con i conterranei ‘Fuh’ Ndr – e s’imbarcano nella famigerata gavetta “live” del bel paese, fatta di pavimenti sui quali dormire e situazioni imbarazzanti. Con il successivo omonimo Ep, il nome cresce in concomitanza di una sempre maggiore affinità con le sonorità Post-Hardcore di matrice Nineties, culminando con l’esordio ‘Estrazione Matematica Di Cellule’.

Abbiamo capito che per essere potenti ed intensi non era necessario andare sempre ai mille all’ora, ma che c’erano strade diverse per ottenere lo stesso risultato

Oggi, l’ulteriore salto in avanti, gira intorno alla certezza di aver dato una nuova forma alla rabbia. Nel mirino la furia che contraddistinse le prime uscite della band di Emidio Clementi – Massimo Volume, ‘Stanze’ Ndr -, ora filtrata nel gorgo di un ‘tiro’ Hardcore ancora ben presente nell’immaginario della band. Un linguaggio duro che viene esposto fin dal teaser dell’album mediante la rievocazione della drammatica alluvione che colpì il paesino di Narzole nel 1994. Una furia degli elementi capace di descrivere bene il connubio fra il dolore attraversato in quei tragici giorni, il messaggio qui proposto ed il suono della band. Iceberg, è una babele elettrificata dove ad ogni costruzione corrisponde un sentimento, un dolore una consapevolezza:

Potrà mai questa tormenta essermi d’aiuto?

– da ‘Ashur’

Un paesaggio confuso, sfocato dalla sofferenza, forse dal ricordo; immerso in una coltre di riff che riportano alle migliori sensazioni di genere provate a cavallo fra gli Ottanta ed i Novanta – Babel -. La verità, è che Iceberg, per costruzione, tematiche, impatto, e gestione di quegli stilemi che resero grande il nostro paese in questo preciso contesto musicale, rasenta la perfezione. L’acqua come medium per giungere al nocciolo della questione, come simbolo. Da elemento vitale a strumento di morte, gioca un ruolo importante nell’immaginario del disco. Un gigante onnipotente capace di donare vita e al contempo distruggerla, portando via con le sua rapide, legami, sogni, mondi. Forse un monito – Raijin -. L’incedere scricchiolante, lento ed inesorabile di un ammasso di vita si abbatte sicuro contro il resto; fiero, sincero, indomabile – Siioma-.

Queste sono le lezioni che i Ruggine oggi impartiscono ai propri ascoltatori: ricordando loro che fin dai tempi magici nei quali Negazione, Indigesti e poi ancora Massimo Volume e Sottopressione calcarono i loro primi palchi, sono sempre e solo state band Italiane quelle capaci di spingersi oltre i dettami di genere, donando pathos e sincerità senza chiedere in cambio nulla. Da oggi potete aggiungere ‘Iceberg’ alla lista.

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