The Afghan Whigs – Gentlemen at 21

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1993 sub pop theafghanwhigs.com

Visually, and sonically, Gentlemen is Cinema Vérité,

a documentary in which truths are naturally revealed

and issues, secrets, and personalities become exposed

in harsh realistic light.

For nearly 49 minutes, The Afghan Whigs guide us down

a dark rabbit hole of guilt, sorrow, desperation, shame,

anger and blame.

 

Cinema verità esperito in musica. Traspare così, sin dalle prime battute del Booklet della ristampa di Gentlemen, capolavoro Anni Novanta targato Afghan Whigs (Rick McCollum, Steven Earle, John Curley e Mr. Greg Dulli) la visione concreta quanto fredda e mai distaccata della realtà che l’album stesso ingloba, tra aggressività poetica, rabbia carnale, tristezza oscura e disperazione. Entriamo dunque nella tana del coniglio, lasciandoci trasportare dalla luce del suo realismo.

 

Your Attention Please.

Registrato tra maggio e giugno del 1993 presso gli Ardent Studios di Memphis, a eccezione di If Where Going registrata invece ad aprile dello stesso anno presso l’Ultrasuede studio di Cincinnati, Gentlemen è forse l’album più viscerale e privato del gruppo, che mescola la vena rock a striature soul e blues e a una struttura sonora varia e aperta fatta di ritmiche variegate, sature e quanto mai avvolgenti, che creano un perfetto equilibrio tra loro, travalicando i generi stessi. L’alt rock della band di Cincinnati si unisce poi all’impatto intimo, colto e sempre graffiante dei testi e alla verve vocale, roca, urlata e sanguinea di Greg Dulli. Anche la ristampa del disco, contenente due cd e curata dalla Rhino Records, porta con sé questa forza ribelle e autodistruttiva, emanando tutta la potenza eversiva del suo sound e quella voglia di esprimere l’oggettività della vita nuda e cruda senza sovrastrutture di sorta, restituendo un ascolto qualitativamente alto ed emotivamente penetrante anche grazie alla presenza di demo, b-side e performance live.

 

A Homage to Nan Goldin (Artwork)

Anche la copertina del disco (in cartonato nella ristampa), splendidamente viva e lucida nella nuance del giallo mescolato al caldo arancione, cela significati altri. L’artwork infatti, che si ispira all’iconica fotografia di Nan Goldin dal titolo “Nan And Brian in Bed, New York City”, ritrae due bambini che diventano personificazione e chiara metafora della perdita dell’innocenza, dell’assenza di fede e della natura diabolica che vive nella rottura del loro stesso rapporto. I volti dei due bambini rispecchiano la tristezza, la frustrazione, la colpa, l’incomunicabilità e il senso di perdita. Un modo per scrutare le proprie mancanze dunque, ben ravvisabili anche all’interno dei brani, per trovare un equilibrio tra i ricordi e i sensi di colpa.

Track By Track

 
If I Were Going:

And it don’t bleed and it don’t breathe / It’s locked its jaws and now it’s swallowing / It’s in our heart, it’s in our heads / It’s in our love, baby, it’s in our bed

E’ il vento a soffiare prepotentemente tra chitarre e percussioni, tra le parole e la voce di Dulli quasi sino a entrare nei meandri più oscuri dell’ascoltatore.

 

Gentlmen:

Your infection, please/ I haven’t got all night
/Understand, do you understand? /
Understand, I’m a gentleman

Il pezzo che dà il nome all’album è un racconto tormentato, urlato e graffiante mentre le parole sembrano essere inghiottite come fumo: “And words I thought I’d smoke” canta Dulli
Be Sweet:

Ladies, let me tell you about myself / I got a dick for a brain/ And my brain is gonna sell my ass to you/ Now I’m OK, but in time I’ll find I’m stuck/ ‘Cause she wants love, and I still want to fuck

Sciabolate ritmiche per un pezzo carnale, pungente, schietto e brutale così come la vita stessa.

 

Debonair:

My conscience can’t be found/ This time I won’t repent/ Somebody’s going down

Flussi di coscienza fanno capolino nel ritmo incalzante di questo pezzo che sfodera un basso denso come la pece e una chitarra tenebrosa mentre la voce di Dulli esplode rabbiosa, ripetendo nel ritornello quanto già detto nell’iniziale If I Were Going (‘Cause it don’t bleed and it don’t breathe, It’s locked its jaws and now it’s swallowing, It’s in our heart, it’s in our head, It’s in our love, baby, it’s in our bed)

 

When We Two Parted:

Out of the night we come/ And into the night we go/ If it starts to hurt you/ Then you have to say so

Scritto da Dulli assieme a McCollum come Be Sweet, When We Two Parted è forse il pezzo più intimo e intenso dell’interno album, celando l’anima più profondamente soul del gruppo, dove la voce di Dulli alterna sussurri a urla accorate.

 

Fountain And Fairfax:

Angel, I’m sober/ I got off that stuff/ Just like you asked me to/ Angel, come closer/ So the stink of your lies/ Sinks into my memory

Visioni eteree e malinconiche contaminate da distorsioni ritmiche e assimilate da un tripudio di archi.
What Jail Is Like:

And it goes down every night/This must be what jail is really like/ And I will scratch my way out of this pen, again

Quiete rabbiosa sorretta dalle note di un pianoforte.

My Course: 

Hurt me baby/ I flinch so when you do/ Your kisses scourge me/ Hyssop in your perfume/ Oh I do not fear you/ And slave I only use as a word to describe/ The way I feel when I’m with you/ If I have to lie about it everytime / I came undressed

Un brano interamente cantato da Marcy Mays delle Scrawl lento, dolce e cadenzato.

 

Now You Know:

Listen up/ Drive it off/ Punctuate it with a smoker’s cough/ Light it up/ Stick around/ I told you somebody’s going down now

La canzone musicalmente più violenta dell’intero album. Così potente e tormentata da risultare struggente e carica di fantasmi, gioie e dolori.

 

I Keep Coming Back: 

I wanna leave you/But I just can’t leave you/ I keep coming back for a little more of your love

La dolcezza vulnerabile e suggestiva della cover di Tyrone Davis dall’anima nera e delicata…una sorta di contrappunto all’irruenza del pezzo precedente.

 

Brother Woodrow/Closing Prayer: Una tenue e drammatica colonna sonora strumentale perfetta chiusura di questa personale pellicola fatta di suoni; titoli di coda.

Demo & B-Side

Brani che sanno di studi polverosi, di suoni granitici e lontani e di registrazioni live (What Jail Is Like, Now You Know, My World Is Empty Without You/I Hear A Symphony sono state realizzate negli studi della KTCL al Mercury Cafe di Denver il 10 Maggio 1994) che emanano tutto il sudore e il calore dell’intensità in presa diretta. Spiccano poi, tra le altre, le splendide cover di Little Girl Blue e The Dark End Of The Street.

Una ristampa in definitiva ben fatta e consigliatissima sia per chi questo disco l’ha divorato, come chi scrive, e sia per chi ancora non ha esplorato i solchi di un pezzo importante di storia della musica tanto struggente e catartica. Gentelmen è come una magia seducente e morbosa, è un universo cupo abitato da fantasmi, un mondo reale e veritiero fatto di confusione, disperazione, di amori controversi e storie molteplici tutte da scoprire e comprendere. Una colonna sonora di vita che lascia aperte ferite mai cicatrizzate e che, come l’esistenza stessa, segna tracce profonde e indelebili nell’animo notturno di chi l’ascolta.

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