Temples – Sun Structures

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Amicizia, passione, condivisione d’intenti. Spesso i grandi dischi nascono così, figuriamoci se non potesse succedere ad un gioiellino revivalista come ‘Sun Structures’. Era già da qualche tempo che Tom Warmsley e James Bagshaw si scambiavano pareri musicali, dischi, ed impressioni sulla Neo-Psichedelia. Poi la decisione di dare un apporto effettivo alla causa; si, ma senza pretese. Fu così che la camera da letto di James diventò col passare dei mesi una vera e propria sala d’incisione a presa diretta. Insomma, ognuno sfrutta i propri mezzi, con l’aggravante, in questo caso, che dopo le dieci non era possibile registrare le percussioni. Nacquero alcuni demo, con pezzi di cui venne testata la bontà democraticamente: su YouTube. La cosa ebbe un grande riscontro, con la conseguente decisione di formare una band; eventualità neppure considerata in prima battuta. Non è dato sapere quanto la propensione verso questo D.I.Y radicale applicato alla fase d’incisione sia emerso per necessità artistiche o impossibilità economica – Forse entrambe Ndr -; se non altro, la possibilità di registrare istantaneamente, costruendo la struttura dei pezzi ‘live’ ha rappresentato un buon viatico verso una rilettura personale di certa psichedelia marcatamente Pop.

La proposta musicale dell’ensemble di Kettering, poi promossa dalla lungimirante Heavenly Recordings, trasuda simbolismo e spiritualità fin dalla ragione sociale – Temples, appunto Ndr -, ricostruendo un paesaggio trascendente che naviga fra le pieghe della storia (Rock) seguendo una colonna vertebrale di intuizioni, composta dalla triade: Byrds, Beatles, Pink Floyd. Non tardano gli attestati di stima da parte di una corona di artisti affermati che nel proprio sottobosco di riferimenti non nascondono la passione per la musica e l’attitudine rieditata qui dai Temples. Gente del calibro di J.Marr, Suede, Noel Gallagher e Robert Wyatt (Soft Machine). Tutto all’interno di ‘Sun Structures’ mantiene una precisa direzione attitudinale (Un altro omaggio lampante viene sbattuto nella splendida copertina, ricordate gli Who di Who’s Next’?), coerente passionalità di matrice Psych-Pop ed una gioiosa ruvidità moderna capace di attualizzare il tutto nell’epoca degli smartphone.

In compagnia dell’esordio dei Tame Impala e l’omonimo degli Allah-Las, ‘Sun Structures’ rappresenta una delle migliori prove di rilettura di questo nuovo decennio. E anche questa è una triade.