Sleater Kinney – No Cities To Love

Acquista: Voto: (da 1 a 5)

Il nuovo nuovo capitolo a firma Sleater Kinney, rappresenta il lavoro con il quale toccano la piena maturità artistica. Una crescita continua che ha visto le nostre simpatiche ragazze (in realtà oramai donne), passare dal “riot girrrl” dei primi anni ’90, (insieme alle più note Hole, Babies in Toyland e Bikini Kill, L7 ) ad una caratterizzazione sonora molto più articolata.

Il loro punto di riferimento, rispetto alle rispettabilissime colleghe “riot” ed ai gruppi grunge degli anni 90, è sempre stato il Post-Punk inglese (come ad esempio i Siouxsie & The Banshees del primo periodo con canzoni come “Hong Kong Garden”, pezzo che può tranquillamente essere adottato come loro manifesto sonoro) o certo Pre-Punk Americano, principalmente rappresentato dall’amore verso la band di Tom Verlaine: i Television.

Gli ultimi lavori, vedi “All Hands on the Bad One” (del 2000) e “One Beat” (del 2002), avevano in realtà fatto temere una svolta commerciale che per fortuna non si è mai compiuta completamente. Infatti il successivo “The Woods” del 2005 – un vero gioiellino Ndr – ha reso onore al suono corposo delle nostre. The Woods fu anch’esso una svolta per la band, mediante l’innesto di un mood chitarristico atto ad emulare certa pienezza valvolare di matrice Hendrixiana.

A dieci anni di distanza da The Woods (quasi a rimarcare che da queste parti  l’esigenza espressiva non può sottostare a mere considerazione di carattere economico), esce questo “No Cities To Love” che segue la via segnata dal suo predecessore, superandolo in diversi frangenti. Diciamolo subito: almeno cinque delle tracce presenti in questo disco possono essere annoverate tra le migliori del repertorio della band. Le Sleater sono cresciute e si sente; in “Fangless” e “Bury Our Friend”, il parco compositivo s’impreziosisce d’inaspettate componenti Funky e pienezza Hard “Price Tag”; accennando chitarre a là Pavement confluenti in un pieno Sebadoh sound “A New Wave“.

I pezzi migliori sono quelli dove il Post-Punk degli Ottanta risulta più marcato, come succede in “No Anthem”, – A mio avviso la “Cascade” odierna, dove lo stile chitarristico evoca il compianto Mcgeoch Ndr -. Mentre Fade è la canzone che Siouxie ha cercato (inutilmente) dopo “Tinderbox” – “Candyman” o “Cities In Dust” sono il movimento meccanico del pezzo Ndr -. L’unica caduta di tono è rappresentata da “Gimme Love” un brano che poco si inserisce nel contesto. Aspettiamo di vederle in sede live per capire se queste nuove scintille possano far divampare incendi.
[schema type=”review” name=”Sleater Kinney – No Cities To Love” author=”Gianluca Maccari” user_review=”4″ min_review=”1″ max_review=”5″ ]