The Mountain Goats – Beat the Champ

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Un disco particolare, difficile da incastonare nel quadro attuale del suono moderno. Un omaggio a sonorità trasversali del passato, prima fra tutti la inossidabile lezione della Fairport Convention. Il disco si apre con la dolcezza medievale di “Southwestern Territory”, seguita dalla cavalcata in stile Calexico di “The Legend of Chavo Guerrero“. Poi la prima sorpresa dell’album con “Foreign Object” che possiede la poetica di un gioco musicale stile Monty Python. Mentre il ritorno verso sonorità minimal avviene con Chocked Out, Luna e Werewolf Gimmick.

Il momento di maggiore espansione creativa del disco avviene verso il finale con “The Ballad of Bull Ramos”, che si avvicina a quelle sonorità assaporate nel primo disco dei Turin Brakes. Insomma una band, che nella sua ventennale carriera ha spaziato in tutti i percorsi del folk, riuscendo anche ad attraversare l’oceano per rileggere e valorizzare l’esperienza musicale dell’acoustic movement inglese. Parliamo ergo di un disco che è capace di coinvolgere, emozionare e lasciare anche disorientati: persi nel marasma degli stimoli sotto forma di armonie semplici e in parte inafferrabili. Il songwriter californiano dimostra qui eleganza e delicatezza nel comporre, tanto dal punto di vista lirico che armonico. Tutto condito da una sorta di egocentrismo artistico. I Mountai Goats sono sempre più legati al loro leader che ne ha fatto una creatura taumaturgica alla sua solitudine creativa. Curioso.