All posts by Emiliano Le Moglie

Ringo Starr – Give More Love

Ringo Starr – Give More Love

Così “Shake it up”, “King of the Kingdom” e “We’re on the road again” hanno quei ritornelli che si fermano qualche minuto nella testa, salutano con un sorriso e gentilmente se ne vanno. Definire la poetica di Ringo Starr non è semplice: ricordiamo gli stessi Beatles, nelle frequenti interviste degli anni sessanta, definivano il batterista in questo modo :”Ringo is Ringo”. Parole nelle quali c’è tutto: una personalità talmente semplice e lineare da risultare forse la più forte. Colui che si mette al timone/batteria per giungere alla terraferma.

Neil Young – Hitchhiker

Neil Young – Hitchhiker

Non sono canzoni o interpretazioni che lasciano indifferenti. Anzi, si percepisce la sensazione che Young abbia ancora molto da dire: specie se un album di oltre trent’anni fa risulta ancora tanto fresco e pulito. Qui ritroviamo, per l’ennesima volta, la coerenza poetica di un uomo che ha utilizzato la musica come lente d’ingrandimento mediante la quale evidenziare avvenimenti del quotidiano.

Lana Del Rey – Lust for Life

Lana Del Rey – Lust for Life

Lana del Rey con questo disco spalanca la sua carriera verso una frontiera di rinnovamento e contaminazione: si percepisce nell’atmosfera complessiva dell’album la presenza di Sean Lennon, che non solo riecheggia in brani come Tomorrow Never Came (chiara ispirazione beatlesiana), ma che ispira anche le musicalità vagamente distorte di brani come Cherry e In My Feelings.

Ryan Adams @Auditorium Parco della Musica – 11.07.2017

Ryan Adams @Auditorium Parco della Musica – 11.07.2017

Non sono moltissimi gli artisti che dimostrano di avere questa forte carica rock unita a una voglia pazza di sperimentare, anche a rischio di dilatare troppo le composizioni. Forse l’unico paragone che potrebbe reggere è quello con il buon Neil Young, in questo una sorta di padre spirituale del giovane statunitense. Non si rinuncia infatti a produrre qualcosa di valido anche dal punto di vista commerciale. Il finale affidato a “We Disappear” e a “To be without you” confermano la voglia di Ryan Adams di tornare protagonista. Il ragazzo ha un vero talento nella sua research musicale, e non sono stati né il caldo né altro a farlo desistere dal concedersi musicalmente al suo pubblico, piccolo in Italia ma di veri aficionados.

Alex Chilton – Take Me Home And Make Me Like It

Alex Chilton – Take Me Home And Make Me Like It

“Take Me Home And Make Me Like It” riporta alle atmosfere delle incisioni fatte nel 1975 in una sala di registrazione nuda e cruda. Realistiche come un pugno in piena faccia; prima di ogni ragionamento in sede di produzione. Si avverte sia nella voce che nel suono una forza genuina che non raggiungerà in seguito così spesso.

Paul Weller – A Kind Revolution

Paul Weller – A Kind Revolution

Pochi esponenti del panorama musicale odierno – forse il solo Morrissey –, possono dire di aver influenzato più di una generazione, sia dal punto di vista artistico che dal punto da quello iconografico, e questo “A Kind Revolution” rappresenta un nuovo e splendente tassello di un mosaico su cui Weller ha iniziato a lavorare oltre quarant’anni fa, ma che è ben lungi dall’essere terminato. Con la sua e la nostra soddisfazione.

Blondie – Pollinator

Blondie – Pollinator

Eppure a distanza di oltre quarant’anni dai loro inizi la band americana ha ancora qualcosa da dire e lo fa a suo modo con il nuovo Pollinator. Se il singolo “Fun”, li ha fatti tornare al centro della ribalta internazionale, che per i fan non hanno mai abbandonato, lo scorrere del tempo ha inoltre suggerito alla band, un ritorno alle influenze degli esordi: pensiamo alle collaborazioni con Laurie Anderson in “Doom or Destinty” e Joan Jett in “When i gave up on you”.

Bob Dylan – Triplicate

Bob Dylan – Triplicate

La quadratura del cerchio. Sembra che il ritorno alla primavera del fresco premio Nobel si stia completando. Del resto, il signor Robert Zimmerman ha avuto un carriera con tantissimi punti di snodo: a cominciare dalla famosa rivoluzione elettrica di Newport – ricordate l’attacco di “Like a Rolling Stone”? –, cercando di spiazzare l’ascoltatore proprio quando tutti credevano che la strada fosse tracciata.

Tim Darcy – Saturday Night

Tim Darcy – Saturday Night

E’ abbastanza raro che un disco d’esordio risulti così complesso, sia nella produzione che nelle sonorità. Eppure il musicista nordamericano (oramai trapiantato nel suo amato Canada) elabora un’opera che cresce alla distanza e che lascerà nelle orecchie dell’ascoltatore molte chiavi di lettura. Benché la poetica con la quale Darcy ha costruito il suo percorso musicale – come leader degli Ought –, affondi le proprie radici nell’amato Post Punk americano, con Saturday Night il nostro spiazza tutti mediante una ricerca intima e quasi distorta; proveniente dal bisogno di scrivere e produrre in solitudine.

Macy Gray – Auditorium della Conciliazione – 11.03.2017

Macy Gray – Auditorium della Conciliazione – 11.03.2017

Tutto così piacevolmente appiccicaticcio. Avete presente le ambientazioni dei film “blaxpoitation” degli anni settanta; quelli così tanto amati da Tarantino e che vedevano interprete Pam Grier. Ecco quella sensazione di fuori moda che ha nell’aria qualcosa di sessualmente accattivante. Un telone viola come sfondo a tutta la prima parte del concerto, e poi accanto alle tastiere due bellissimi lampade di quelle che potevi trovare nella camera da letto di Tom Bosley in Happy Days. Poi arriva lei, bellissima, suadente avvolta in un impacciato vestito viola con tanto di boa piumato. Tutto perfettamente a tema con lo stile di Macy, assolutamente a suo agio in questa ambientazione da poesia decadente.

Ryan Adams – Prisoner

Ryan Adams – Prisoner

Qui, Adams sembra sentirsi finalmente libero di proporsi e di proporre una creatività nuova. Pennellate d’artista e graffi felini, senza mai vergognarsi di qualche caduta inevitabile.”Prisoner” si presenta come un disco fresco e libero, che pesca a piene mani dalle radici alternative (quasi indie) del nostro, per poi mischiarsi ad una certa indolenza Post-Grunge americana degli anni novanta.

Intervista ai Sauropod

Intervista ai Sauropod

Dopo avervi parlato del loro album d’esordio, oggi conosciamo un po’ meglio i Sauropod, band Norvegese fautrice di un Pop-Rock che trae ispirazione dalle solide radici della British Invasion: innestandola con elementi nuovi e meticci.

Joan Of Arc – He’s Got The Whole This Land is Your Land in His Hands

Joan Of Arc – He’s Got The Whole This Land is Your Land in His Hands

Così, ecco il ritorno di fiamma per l’elettronica, qui utilizzata con parsimonia in modo da esaltare le qualità compositive del gruppo. I Joan Of Arc di “He’s Got The Whole This Land is Your Land in His Hands” ci ricordano – se ce ne fosse bisogno – di come fin dagli anni novanta siano stati seminali per le nuove band di genere. Su tutte segnaliamo: “Cha Cha Cha Chakra”, “Never Wintersbone you” e la finale “Ta Ta Terrorsdrome” – che suona come un mantra sognante. Insomma, davvero un buon album. Avanti su questa strada.

The Who – My Generation (Super Deluxe 5CD Box Set)

The Who – My Generation (Super Deluxe 5CD Box Set)

Ci sono dei momenti nella storia del mondo che hanno rappresentato degli snodi. E cioè quegli incroci per i quali il soffio del vento è improvvisamente virato. Così per la storia della musica Rock. My Generation ha rappresentato uno di questi: parliamo del primo album degli Who, datato 1965, qui uscito nell’ennesima versione deluxe ipertrofica, ma gonfia d’amore.

Pretenders – Alone

Pretenders – Alone

L’impressione rimane sempre quella che si prova ascoltando un disco dei Pretenders; e cioè che si tratti di una produzione senza tempo, così semplice e vecchio stile ma altrettanto complessa da inquadrare. “Alone”, come un po’ tutti i suoi precedenti affonda nelle radici della musica del novecento e si abbevera costantemente di quel nutrimento.