The Who – My Generation (Super Deluxe 5CD Box Set)

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Ci sono dei momenti nella storia del mondo che hanno rappresentato degli snodi. E cioè quegli incroci per i quali il soffio del vento è improvvisamente virato. Così per la storia della musica Rock. My Generation ha rappresentato uno di questi: parliamo del primo album degli Who, datato 1965, qui uscito nell’ennesima versione deluxe ipertrofica, ma gonfia d’amore.

L’incipit balbuziente di Roger Daltrey è un mantra che ha catapultato migliaia di adolescenti verso il futuro, oltre le proprie paure, oltre i disagi. Poche altre volte nella storia del Rock si è assistito a cotanta sinergia incendiaria tra i membri della band: la voce e la presenza scenica (un po’ bulla) di Daltrey, l’impassibile stile di Entwistle, l’ardente chitarra di Pete Townshend e la funambolica batteria di Keith Moon. Non si può non immaginare la botta di adrenalina – che già trasmetteva dalla copertina., con i quattro ragazzi a guardare in maniera provocatoria verso l’alto. Il caschetto biondo di Daltrey, lo stile da giovani arrabbiati (e mod) tra i quali spicca, e non solo per un fatto cromatico, la meravigliosa giacca Union jack di Entwisle.

Inizialmente di questo primo album ne esistevano due versioni, una per il mercato inglese e l’altra per quello americano dal titolo The Who Sings My Generation: la differenza era tutta nel bellissimo pezzo (“Circles“) che sostitutiva una impareggiabile cover di Bo Diddley (“I’m a man“). L’album esplode fin da subito in una meravigliosa “Out in the Street” nella quale gli strumenti sembrano quasi essere maltrattati da una potenza inedita per quegli anni: dove il graffio di Daltrey colpisce diretto al cuore del giovane ascoltatore.

L’intero disco è uno stupendo vademecum della nascente musica inglese in viaggio verso i lidi futuri: e così troviamo canzoni che diventeranno classici del Beat come “The Kids Are Alright“, o l’immemore “La La Lies” che porta alla mente il sound dei primi Beatles. “The Goods Gone” anticipa il connubio Punk/New Wave una quindicina d’anni prima: in particolare il suono proposto dai Jam di Paul Weller. Onnipresenti sono i richiami a uno degli artisti più influenti (per le band inglesi e non) degli anni sessanta: il James Brown di “I Don’t Mind” e “Please Please Please” qui omaggiato in maniera degna ed ispirata.

Il finale dell’album è caratterizzato dalla strumentale “The Ox” dove risalta il pianoforte del session man Nicky Hopkins: uno che spesso ha fatto da comprimario ad artisti di grande livello, pur avendo le qualità da performer assoluto. Questa versione lussuosa comprende anche altre chicche: il secondo singolo “Anyway, Anyhow, Anywhere” e “I Can’t Explain“, dove gli Who strizzano l’occhio alla vena creativa dei Kinks ponendosi fra loro e gli Small Faces come alfieri del nascente fenomeno modernista. Degna di nota anche la vena psichedelica di “Leaving Here“, la bellissima cover di “Shout and Shimmy” di James Brown e infine “(Love is like) Heatwave” portata al successo da Martha Reeves & the Vandellas. Insomma, la riedizione di uno spaccato musicalmente e socialmente storico, che in questa nuova veste si rinnova presentandosi anche a coloro che non hanno avuto la fortuna di respirare quell’aria e quelle sensazioni.