Negazione – Lo Spirito Continua

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Ci sono opere – in realtà succede solo con i capolavori assoluti – capaci di mutilare, sfigurare l’anima, o al contrario fornire una forza sovrannaturale; dipende solo dal colore della propria essenza – e se annoverate nel vostro spettro cromatico il nero (pece), allora con i Negazione siete a cavallo.

Certo, bisogna avvicinarsi senza fare troppo rumore, sfoggiando un indomito coraggio: come quando si cerca di passare indenni al cospetto di una bestia carnivora nel suo habitat naturale, senza protezione alcuna se non il proprio desiderio di conoscenza dell’animo umano.

A voi che non conoscete “Lo Spirito Continua” e state bene con voi stessi e il mondo che vi circonda dico: non ascoltatelo! Anzi, statene il più possibile alla larga! Non sapete lo squarcio insanabile al quale andate incontro. Prendetelo come un ordine più che un consiglio, tenendo conto del fatto che molto spesso è lui che sceglie voi, non il contrario.

A tutti coloro che invece sentissero il bisogno di testare sulla propria pelle il disco più importante della storia della musica estrema italiana va il più caloroso in bocca al lupo; convinti di ritrovarvi cambiati appena compresa l’opera.

Detto questo, toglietevi dalla testa qualsiasi concetto di Hardcore vi abbiano propinato finora, e focalizzate la mente sulla copertina e sul titolo dell’album: possono dirci molto. Primo perché un incontro di pugilato fra bambini rende bene il concetto di “crescita”, con tutte le difficoltà e le insidie del caso; secondo perché il titolo, per quanto speranzoso possa sembrare, sottintende un mare di concetti annidati in quei puntini di sospensione.

Parliamo di un racconto coraggioso sull’animo umano, che sottintende la presenza di una parte nera che si muove velocemente facendo strani e sinistri sfrigolii al passaggio. Un’ombra che si nutre della disperazione, una piccola minaccia in un tempo sbagliato. Il fuoco amico che si alza in cielo quando tutto sembra perduto e state per auto infliggervi il colpo di grazia. È il rigurgito dell’animo oscuro che risiede in ognuno di noi: un attacco di panico in piena regola.

Si apre con la più risoluta dichiarazione d’intenti che abbiate mai sentito.

La vittoria della sconfitta” è il pezzo Punk perfetto, indomito, fiero e risoluto. “Non mi serve addolcire il dolore perché io ho perso” è un’ammissione, un manifesto di totale estraneità alle dinamiche di un mondo alieno. E ancora:  “Quante volte ancora mi mostrerete che questo posto non è il mio?”. Ovvero: quante volte ancora pretenderete da me un cambiamento, quante volte mi costringerete a percorrere quelle strade “sicure” che portano ad un futuro sbiadito? – in una frase tutta l’essenza del pensiero alla base della musica Rock.

Fare qualcosa “contro”, farlo bene e senza compromessi.

Attaccare a testa alta, con la mente ben lucida fin dalla prima nota, sembra essere la missione dei nostri. Con i piedi ben puntati, e senza paure di alcun tipo, prosegue “Lasciami stare”, vero e proprio incatenamento ai cancelli del potere capace di esplodere in poesia al fulmicotone:

Due fiumi corrono a cavallo
un cavo si tuffa nell’acqua
due ombre si muovono nel letto
luce si spegne, luce si accende,
cado all’indietro, strano sapore
é un’ora che corro dove sono?
stronzo, stronzo, ti sono addosso ora
perché, adesso, sono qua e non c’é nessuno?
il cielo, le mie tasche
tocco tutto con un dito
labbra, pelle, un saluto ed é finito
strade belle fumano animali ridono allegri l’acqua mi bagna addosso
noi veloci dentro il buio
serrature aperte urlano
calci in faccia e soldi

Un flusso elettrico nero del diametro di un braccio, convoglia il sangue e la sofferenza di una generazione che non ha più tempo per le scommesse, che chiede il conto, immediatamente. Lo fa a costo della vita, come ci racconta “Dritti contro un muro”, mettendo bene in chiaro che il termine ultimo è arrivato.

La deflagrazione è nell’aria. Arriva portando con sé una totale perdita sensoriale. “Niente” è l’apocalisse; un pezzo che ancora oggi incute assoluto terrore. È l’attimo subito dopo la morte, lo scorrere veloce della vita tra le dita, il non poterla più afferrare; è l’essere vivo ma morto al contempo, il momento più struggente e doloroso che un disco di musica Punk abbia mai messo in scena.

Vaga nel vuoto attraverso i sentimenti, sa che cosa cercare ma non lo riesce a trovare” è il requiem, è il racconto di un’adolescenza vuota e carica di rabbia negativa che rizza in piedi e sfida nuda un mondo becero e insulso. Mai più nessuno frequenterà questi bassi fondi.

Una devastazione interna (e intima) che vede nell’omonima traccia finale le macerie di una cultura domandarsi se sarà possibile ricucire lo strappo; l’urlo è di chi non molla, anche dopo aver affrontato il demonio in persona (l’uomo stesso).

La frase “Io sorrido sopra il mio odio” chiude il cerchio con un ghigno beffardo, lasciando quel velo di speranza propria dell’utopia umana e una domanda: potremmo davvero essere vecchi e forti?

Data:
Album:
Negazione - Lo Spirito Continua
Voto:
51star1star1star1star1star