Minsk – The Crash And The Draw

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Chi da anni sta cercando l’eredità dei seminali Neurosis e degli ormai fossilizzati Isis avrà capito che i Minsk sono forse i più validi candidati. Il quartetto dell’Illinois torna su Relapse Records con un lavoro mastodontico: 120 minuti di sludge psichedelico e atmosferico fatto del materiale più maturo ed eterogeneo che si possa immaginare. Un enorme viaggio ipoteticamente suddiviso in tre grandi gruppi, col maestoso tetragono centrale “Onward Procession” che fa da perno e da facile strada di assimilazione per questo album.

Varie sono le differenze dal precedente Consumed by Horizons: principalmente una produzione più rifinita, una scelta delle sonorità quasi maniacale, indirizzata anche dal produttore Sanford Parker (guida sonora anche dei vari Pelican, Unheartly Trance, Twilight e Nachtmystium), il quale, nel nuovo lavoro, si sbizzarrisce mettendo la band al cospetto di svariati territori, lasciando campo libero ad un combo che riesce egregiamente nello sviluppo di ogni sperimentazione.

Le colonne portanti – mediante l’uso di potenti riff capaci di moltiplicarsi in una sorta di trama progressive – sono intagliate in blocchi di pesante e tonico sludge. Mentre le melodie richiamano sia un panorama noiseggiante, che quello popolato da certo Heavy melodico. Le due voci, alternano un registro growl – sostenuto da background post-hardcore e metalcore – a cori melodici: enfatizzando le parti più atmosferiche dei brani, sovrapponendosi per dare luce a nuove sensazioni (Within and Wihout).

Una sezione ritmica pulita, a cui affidare il preciso compito di sviscerare e rendere più fruibili i lunghi brani di questo monolite, pesca dal calderone delle band coetanee – Isis ma anche Yob, Mouth of the Architect, the Ocean e primi Mastodon: mantenendo la capacità di nuotare in diversi mari, affronando calma e tempeste pur di navigare in mare aperto.

C’è spazio per la psichedelia, quasi a là Ufomammut (Onward Procession III), dove i synth incasellano una trasparente pavimentazione sulla quale i deliri delle pedaliere possono sbizzarrirsi mentre l’andamento lento e inesorabile della strumentazione fa da sfondo a rumori e cori oceanici, fino a sbocciare nel quarto capitolo della tetragonia. Chitarre post-rock si adagiano su di una sezione ritmica desaturata dalla violenza sonora, ma ancora per poco, perché la progressione del songwriting risulta imprevedibile come l’oceano. Arpeggi come soliloqui, mentre basso e chitarra s’innalzano come tsunami, incoraggiati dal crescendo della batteria.

Impossibile non rimanere scossi dal calmo interludio formato dall’eterea e trasognante “Conjunction“, che mutando nella successiva “The Way is Through” funge da perfetto esempio di ibridazione fra post-metal e radici del post-rock; distorcendosi in personali sentieri sludge e arricchendosi di dettagli psichedelici e post-hardcore – concludendosi, formalmente, in una “To You there is no End” dai forti connotati tribali in stile AmenRa.

The Crash and the Draw non è affatto di immediata assimilazione, ma è impossibile non rimanere affascinati da cotanta maestria, da una scrittura che passa, nel modo più naturale, da atmosfere fangose e dissonanti ad altre maggiormente adrenaliniche – To initiate. I Minsk sono stati in grado di creare un lavoro massiccio, faticoso, quasi inaccessibile e per questo capace di suscitare immediata e continua curiosità, dedizione nell’ascolto.