10 000 Russos – 10 000 Russos

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Portogallo: Pedro Pestana abbandona i Tren Go! Soundsystem, stanco del solito canovaccio che vede le persone (ai concerti) dare più importanza alla forma che al contenuto. Decide di fregarsene, di fare musica esclusivamente per se, e per João Pimenta. Una sera scovano questo nome, che in realtà apparteneva ad un altro artista (un certo Meira) e ne comprano i diritti: non poterono fare altrimenti, era perfetto. Il loro lavoro parte dal basso, no a vinile ne tantomeno al defunto Cd, ma spazio libero alla ben più economica registrazione su cassetta. Un processo compositivo che non differisce molto dalle loro esibizioni live, parola d’ordine: improvvisazione. Del resto, essendo grandi amanti della pellicola cinematografica, decisero di concepire il tutto come un buon film, qualcosa in cui parti apparentemente sconnesse possano trasformarsi improvvisamente in una canzone, in un colpo di scena.  La tensione è il fil rouge della faccenda, legata all’apporto claustrofobico e dispersivo che può generare se ben incanalata. Pedro, essendo già un manipolatore di colonne sonore – che si tratti di Horror o della sigla dei Pokemon, per lui fa poca differenza – trova terreno fertile in questo contesto.

Dicono di andare forte nella fascia d’età compresa fra trentenni e quarantenni: insomma nei confronti di chiunque abbia amato gli Spaceman 3, e non è difficile credergli. In realtà, parlando della loro musica, c’è altro da annotare. La psichedelia viene qui violentata, vampirizzata, evirata da ogni speranza, da ogni possibilità che tutto questo viaggio lisergico possa andare a buon fine – una caratteristica quest’ultima che se estrapolata dal contesto “cosmico” li accomuna da vicino ai Warlocks. Fischi e feedback, di notte: “L’equivalente sonoro di un villaggio dell’Europa centrale mentre viene attaccato dagli Unni“. Un incubo, un Thriller sotto acido, un disco da non mancare.