Pet Shop Boys – Roma @Auditorium Parco della Musica (25-06-2015)

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Attitudine e visual
Stupito. Devo essere sincero: avevo delle perplessità sulla compatibilità tra lo spettacolo messo in scena dal duo pop di Newcastle e l’ambiente solido della cavea dell’Auditorium Parco della Musica. Invece, sia le scenografie, improntate sul colore arancio, che lo spettacolo sul palco, sono risultate davvero calzanti. Questo dimostra l’ottima versatilità dello spazio esterno dell’Auditorium, che anno dopo anno si sta rivelando capace di accogliere artisti abituati anche a palcoscenici più imponenti dal punto di vista numerico. Devo dire che tutto della creatura di Renzo Piano pare dare nuova linfa ad ogni artista che calca quel palcoscenico: dalla luce naturale, ai riflessi, ai colori e agli odori.

Audio
L’acustica è assolutamente straordinaria. E la prova stavolta non si rivelava affatto semplice. Le evoluzioni elettroniche dei Pet Shop Boys si sono fuse alla perfezione con la voce di Neil Tennant, che col passare degli anni non ha perso la sua peculiarità di rendere morbido anche ciò che parte meccanico. Qui risiede il fascino sonoro del duo inglese. Il tutto contornato dalle danze simil-tribali di due ballerine mascherate che hanno accompagnato lo show.

Pubblico
I fan sono stati in visibilio per tutta la durata del concerto. All’inizio il concerto ha visto il pubblico seduto, che poi si è scatenato sulle note di Suburbia accalcandosi di fronte al palco. Le canzoni, vecchie e più recenti sono state cantate da tutti e è stato bello vedere padri e figli nelle prime file o anche gente venuta da sola ad ascoltare il concerto. Gli uomini, specialmente gli over quaranta, tutti particolarmente curati e sistemati. Del resto, i Pet Shop Boys sono stati anche un simbolo sociale nell’Inghilterra bacchettona della Thatcher.

Locura
Con la temperatura oltre i trenta gradi anche al calare del sole, vedere Neil Tennant e Chris Lowe salire sul palco con un giubbotto piumato ha davvero destato scalpore. Viaggiare intorno ai sessanta ed avere ancora la voglia e l’entusiasmo di affrontare il palcoscenico in questa maniera è sintomatico dei grandissimi artisti. E Tennant lo è.

Momento migliore
Ne ho individuati almeno un paio. Il loro inno d’inizio carriera West End Girls rappresenta una svolta epocale per la musica pop inglese. Pezzo che fonde la cultura new wave con l’elettronica nascente. Capolavoro che suona ancora terribilmente moderno. Mantengono la freschezza primigenia anche  “Suburbia” “It’s a sin” o “I wouldn’ normally do this kind of thing”. Però il mio più va sulla cover di Brenda LeeAlways on my mind”: qui Tennant rivela e conferma la sua capacità di rendere sue anche interpretazioni di altri: la cover dei Pet Shop Boys, da sempre, fa impallidire anche la versione che fece Elvis Presley. Se vi pare poco.

Conclusioni
Chi ha sempre considerato i Pet Shop Boys un gruppo di pop elettronico e basta, faticherà ad apprezzarli ora. Eppure il duo inglese hanno rappresentato qualcosa in più in quegli anni. Fanno parte di quelle band che si radicano, attraverso i dischi, i live, le interviste, le idee, nel tessuto sociale. Dal punto di vista artistico sono artisti cresciuti, tra i pochi che si possono ancora definire dei veri alfieri della musica elettronica. E la fatica che han fatto a farla uscire dal ghetto di chi la considerava un surrogato del pop inglese è anche un loro, non unico, merito, che li pone senza dubbio nella storia della musica britannica, con tutti gli onori.