Ghost – Meliora

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Un vero e proprio alone di mistero e anonimato grava fin dagli albori sulla formazione dei Ghost: band svedese dall’animo controverso a ambiguamente blasfemo. Una sorta di “teatralità” oscura permea, sia dal punto di vista iconico che musicale, gli intenti di questo gruppo che spesso divide stuole di ascoltatori tra haters puristi, fan incalliti e scettici con pregiudizi.

Approcciarsi dunque a un’uscita della band non risulta facile, soprattutto se ci si sofferma alla visione superficiale della faccenda, esaltando quella simbologia – trovata commerciale o vero e proprio “credo” poco importa – che punta minacciosamente verso marcati risvolti alchemici e “satanici”.

Meliora, terza uscita discografica – se si esclude l’ep If you have Ghost, prodotto da Dave Grohl -. si inserisce perfettamente in questo contesto portando in grembo vere allucinazioni pre-apocalittiche. L’album viaggia dunque a metà strada fra le polveri splendenti di Opus Eponymus e le pomposità poco convincenti di Infestissumam, manifestando una maggiore maturità compositiva. Un flusso di contaminazione sonora, che dall’heavy metal vira su derive prog e doom oriented, macchiate di occultismo rock dalla cifre stilistica retrò.

Il buio ritualismo si fonde alla complessità degli arrangiamenti, alla pulizia sottile e robusta della produzione di Klas Ahlund – ampliata dal mixato di Andy Wallace. Papa Emeritus III e i suoi cinque Namless Ghoul, officiano bellicose litanie metropolitane accarezzate da sfumature melodiche leggere e ben definite, restituendo forse l’album più trasversale e d’impatto della band. Tra melodie dall’approccio subitaneo e repentine cavalcate ritmiche si alternano horror in technicolor (Spirit) a strappi sincopati (From The Pinnacle To The Pit) su brevi intermezzi strumentali (Spöksona, Devil Church).

Indipendentemente dagli adoratori e dai detrattori della band, Meliora è un album che suona bene, curato nei minimi particolari, dalla produzione eccellente e che rappresenta al meglio l’antinomia tra immagine e suono insita nel gruppo di Linköping. È un ponte ben costruito tra il vintage e un ideale universo futuristico, tra l’occulto e il visibile, in assenza di luce.