Marnero – La Malora

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La sensazione del cerchio stringente, di una circonferenza che si chiude lentamente dal mare e dalla foresta, lasciando i sopravvissuti di un viaggio alla deriva, inerti sulla battigia, pronti alla soluzione estrema, qualsiasi essa sia. Perché è proprio quando tutto precipita che la condizione umana si spoglia delle sue inibizioni, lasciando emergere spiragli di luce e di orrore. La mannaia cala, e mentre scarseggiano le soluzioni prende forza un sentire atavico, legato alla sconfitta, all’inadeguatezza.

I Marnero, al quarto episodio — terzo della “Trilogia del fallimento” dopo: “Naufragio Universale” e “Il Sopravvissuto” —  impreziosiscono una discografia già eccellente, con l’album forse più a fuoco; aggiungendo a corollario il testo “La Malora” (Bebert Edizioni) da cui vengono tratte le vicissitudini affrontate dai personaggi all’interno del disco. Bolognesi, provenienti dal circuito punk felsineo come prosecuzione ed evoluzione del progetto Laghetto — se amate il genere ne avrete sentito parlare, altrimenti non perdete un secondo e fiondatevi dall’uomo pera —, nel tempo hanno saputo cambiare pelle e suono mediante un approccio meno caricaturale, qui legato alla narrazione cruda del vivere sotto scacco.

Come successo per il loro suono, anche i personaggi di queste vicende sono chiamati quantomeno alla ricerca di soluzioni alternative in uno spasmo vitale che nella migliore delle ipotesi li porterà alla deriva — anche di genere. Parliamo di un muro di chitarre alto come nuvole tempestose e denso come la nebbia, di un Post-Hardcore che trova sollievo nel crogiolarsi all’interno di una bettola frequentata esclusivamente da pirati. Qui la sconfitta viaggia perennemente in compagnia di un desiderio vano di rivalsa, di non mollare il colpo, fino alla dissoluzione inevitabile.