Charlie Hilton – Palana

Acquista: Voto: (da 1 a 5)

Palana è il nome in sanscrito di Charlie Hilton. Il nome che i suoi genitori le diedero alla nascita, e che significa “protezione”. Un’infanzia trascorsa ad ascoltare suonare il padre, musicista. All’età di 14 anni, la prima chitarra sostituisce giocattoli e peluche: la bambina si evolve in suonatrice di poesie infelici e struggimenti adolescenziali. A 19 anni, infine, Palana diventa Charlie – non per rinnegarsi ma per incontrare se stessa. Per sancire un cambiamento, un passaggio, un’adolescenza che va scemando verso l’età adulta.

Di acqua ne è passata sotto i ponti da allora: due album di successo come cantante dei Blouse, innanzitutto. Il passaggio da Sub Pop a Captured Tracks. Ed infine l’album solista. E Charlie ritorna per un attimo Palana. Non è un caso che il suo motto, la frase in cui si identifica di più sia presa dal Lupo della Steppa di Hesse:

L’uomo non è una forma fissa e permanente […], ma un tentativo, una transizione, un ponte stretto e pericoloso fra la natura e lo spirito.

Sicuramente non lo è Charlie Hilton. Con undici composizioni fumose ce lo racconta. Parlando della vita, dell’amore. Delle relazioni, del bene o male che fanno. Risoluta ma dolce – “get off my back: I’m not your pony” – mescola stralci di vita ad atmosfere sintetiche, che spaziano dalla psichedelia dei 70 alla wave anni 80, facendo l’occhiolino ad una certa Chelsea Girl.

Uscito il 22 Gennaio per Captured Tracks – prodotto da Jacob Portrait (Unknown Mortal Orchestra) e con la partecipazione di Mac De Marco (100 Million) – Palana è una gradita metamorfosi artistica. Aspettiamo con impazienza di vedere compiersi la trasformazione, nel prossimo capitolo.