Giorgio Canali/Rossofuoco – Perle per porci

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18/03/2016 woodworm facebook

Intitolare un disco in una maniera così supponente e altezzosa, pochi musicisti possono davvero permetterselo senza passare da ultra snob o radical-chic odiosi. Uno di questi è sicuramente Giorgio Canali, per diversi motivi. Sicuramente gioca a suo favore la sua storia – chitarrista dei CCCP e di tutte le loro successive incarnazioni, produttore di svariate band: Verdena e Le Luci della Centrale Elettrica, fra gli altri, nonché nume tutelare di un mucchio di artisti del giro indie italico – ma il motivo principale è strettamente connesso alla sua personalità, così irrimediabilmente e autenticamente sopra le righe, sempre ai limiti del blasfemo e del politically incorrect, con uscite senza troppi fronzoli, in sfregio alle conseguenze. Può infastidire, certo, questo suo modo di porsi da vate del rock di provincia (qual è il nostro ambito, ahinoi!), eternamente su un piedistallo a spiegarci come va il mondo, ma Canali riesce ad esserlo in maniera così candida e disarmante che glielo perdoni, perché in fondo in giro c’è così poca gente che dice senza peli sulla lingua ciò che gli passa per la testa, che non vai troppo per il sottile, con lui.

Anche la sua musica è così, guai a prenderla troppo sul serio: non è assolutamente pretenziosa, ma è semplicemente un’alta ma popolare forma di comunicazione, da cantare e da suonare in maniera diretta. Non andiamo troppo per il sottile, sembra dirci, appunto: badiamo al sodo e mettiamoci a suonare, preferibilmente su palchi sparsi in tutta la penisola, ad incontrare la gente, starci in mezzo, viverla. E badare al sodo, per Canali, in questo caso significa prendere delle canzoni altrui – più o meno sconosciute – che per qualche motivo siano entrate nel suo immaginario, farle sue e portarle su quei palchi, e prima ancora dentro questo disco.

Perle per porci” nasce proprio così, come un progetto a metà fra l’intento filantropico e il cimentarsi con la bellezza creata da altri, che da anni gli balenava nella testa e che finisce per essere una piccola antologia del suo mondo musicale:

“Nel corso degli ormai tanti anni passati a cercare di vivere di musica, mi è capitato d’imbattermi talvolta in realtà musicali che avrebbero meritato una ribalta che non hanno mai avuto e in canzoni altrui che invidiavo, all’epoca presentate ad un’audience troppo spesso distratta”

La cosa impressionante di questo progetto è che il gioco funziona perfettamente, talmente tanto da non sembrare di stare ascoltando un semplice disco di cover. Nemmeno quando arrivi a “Lacrimogeni” ti accorgi che è proprio quella canzone di Vasco Brondi che contiene quell’assurda esortazione “portami a bere dalle pozzanghere”. Eppure lo sapevi benissimo che c’era.

Accanto al suo figlio prediletto Le Luci della Centrale Elettrica, troviamo cose pescate dalla grande tradizione cantautorale italiana, come De Gregori e Finardi, assieme a personaggi che hanno avuto tutt’altra fortuna (Macromeo/Emme Stefani, Mary In June, Plasticost, Corman & Tuscadu, L’Upo, Luc Orient) e ad altri sempre di nicchia, ma più frequentati da una platea che oggi diremmo “indie” e che allora era semplicemente alternativa (Santo Niente, Angela Baraldi, Faust’O, Frigidaire Tango). Già solo per la scelta delle canzoni viene da dirgli “grazie” a Canali: “Le storie di ieri” di De Gregori è quel genere di canzone che il suo grande pubblico (del Principe) probabilmente ignora e nell’interpretazione rugosa e sentita del nostro arriva a commuovere, per non parlare della versione tiratissima di “F 104” di Finardi, o dell’intensa “Buon Anno” di Faust’O. Insomma, se ai più maligni questa potrebbe apparire una bassa operazione per riempire il vuoto d’ispirazione e per continuare a stare in giro sui palchi, ad orecchie e palati meno – questa volta sì – snob risulta un’ottima occasione per accostarsi a queste perle in un modo svecchiato e meno indie di quello che potrebbero suonare a chi non le conosce. E a chi non è capitato nella vita di scoprire un artista o band sconosciuto grazie alla cover di qualcuno più in vista?

Non sarà una rilettura di queste tredici canzoni particolarmente significativa in tema di scelte stilistiche e musicali, ma “Perle per Porci” risulta essere un disco decisamente riuscito, da un lato perché si tratta di reali reinterpretazioni, sentite e fatte proprie, ma soprattutto per il suo intento finale: divulgare musica perduta, perle per porci. In fondo è tutto così semplice, specie se ti chiami Giorgio Canali.