Kvelertak – Nattesferd

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Un viaggio musicale nella notte, visto dall’ottica di una creatura aliena in rotta verso casa. Nattesferd – tradotto dallo svedese “Viaggiatore della notte” – svela nel brano omonimo buona parte dell’estetica su cui poggia il terzo lavoro della band Norvegese: ovvero l’incontro fra la cultura norrena e quella Science Fiction di cui la band è grande appassionata.

Fin dalla splendida copertina, emergono tutti quegli indizi stilistici che ricondurranno, a quadro completo, verso la totale maturazione artistica della band. Parliamo delle radici del progetto, qui sfoggiate maestosamente, che finalmente lasciano scorgere in maniera esaustiva quella passione per l’Heavy di stampo eighties mai celata. Ne è la prova la bellissima  “1985” (non un caso), vera cavalcata a ritroso sulle strade battute dai Van Halen. Un brano, quest’ultimo, che trova nel video dedicato il suo completamento definitivo; in fondo, il tema della fuga da una civiltà in costante espansione in favore di un ritorno alla natura selvaggia ha colpito più di un soggetto nell’epoca del boom economico. Meno spazio dunque, seppur non risulti assente – il disco apre con una vera bastonata (“Dendrofil for Yggdrasil“) –, al connubio fra i tecnicismi Black (Metal) e l’Hardcore. Strada invece spianata all’amore per i classici di genere (Hard’n’Heavy).

Kvelertak giungono così alla summa di un discorso partito sei anni or sono dal connubio fra Hardcore, Black Metal e Hard/Punk (Kvelertak, 2010), passando per un disco come Meir (2013) capace di essere il trait d’union fra quella cultura e quella segnatamente più devota al metallo, giungendo oggi al tributo definitivo alle origini.