The Strokes – Future Present Past

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Se c’è una cosa che ci hanno insegnato i The Strokes è che non fa bene esaltarsi al primo lavoro, né a noi, né a loro. Non fa bene perché si celebrano cinque ragazzi gridando al “miracolo Is This It” per poi storcere il naso ai lavori successivi. Ogni volta una smorfia in più, ogni volta uno sbuffo diverso. Non poche polemiche e chiacchiere ruotano attorno alla band. In primis sulla figura del cantante, Julian Casablancas.

Future Present Past sancisce quel percorso musicale che li ha portati dal Garage-Indie degli esordi a quest’ultimo, più elettronico – e incline al percorso solista dello stesso Casablancas. Non manca quell’ombra che da sempre aleggia sulle note del quintetto, anche se “Threat of Joy“, il pezzo più ritmato e solare dell’Ep, è senz’altro l’eccezione che conferma la regola.

L’involuzione creativa, a dire di molti, trova il suo culmine con Comedown Machine. Tuttavia i The Strokes ogni volta hanno sfornato hit che sono rimaste nelle orecchie di molti. Da Reptilia a You Only Live Once passando per Machu Picchu e All The Time. Questi quattro brani danno già l’idea di come il loro sound sia maturato, nel bene e nel male, nel corso del tempo. Nel bene perché Oblivius, contenuto nell’Ep, è un misto di intrecci sonori scanditi da un ritornello in cui la voce si lacera in un canto altissimo. Nel male perché il remix del batterista, Fabrizio Moretti, lascia quell’amaro in bocca, come se per arrivare a quattro brani ci fosse bisogno di un remix.

La band ha da subito ottenuto risultati altalenanti con i brani live: Drag Queen, carico di effetti nella versione studio e con arrangiamenti notevoli, si è dimostrato ostico da riproporre; i The Strokes a tratti davano l’impressione di essere troppo concentrati su cosa suonavano piuttosto che su come, e data la loro esperienza e importanza si storce un po’ il naso.

Aspettative deluse o no, questo spetta a dirlo a chi ha smesso di credere in loro o chi ancora in fondo spera che la band tiri fuori dal cilindro un altro Is This It. Resta il fatto che i The Strokes sono tornati e sembrano avere le idee chiare su cosa vogliono fare. Oggi sono più attenti agli arrangiamenti ed alle sonorità, a discapito dell’impeto musicale che li aveva contraddistinti agli esordi. Nei live non mancheranno i classici che li hanno resi famosi, probabilmente gli unici che faranno ballare e cantare i fan.

Massimiliano Barulli

About Massimiliano Barulli

Studente di Etnomusicologia @ La Sapienza, Roma. Mi interesso di tutto ciò che ruota intorno alla Musica e di tutto ciò che è Musica. Pop, Rock, Blues, Indie, World Music e contaminazioni.

  • Alessandro Gagliardi

    Tutti sempre pronti alla critica! É utopico pensare che gli strokes compongano un altro is this it. Ogni band si evolve! L’ultimo ep ne é la dimostrazione e se uno sa ascoltare e capisce la musica, nota un impegno della band e una sonorità dei brani certamente non presente in comedown machine! E a proposito di drag queen, non é affatto vero che la versione live non è proponibile, anzi la versione live ha meno effetti sulla voce rispetto alla versione studio e sentire la voce nuda di Julian é sempre più piacevole! Non si può neanche dire che la band nei live sia più preoccupata di cosa suonare piuttosto che di come farlo! Sempre se uno sa ascoltare la musica, infatti, la voce di Casablancas negli ultimi due concerti é decisamente migliorata e a mio avviso questo é un importante traguardo per loro!