The Veils – Total Depravity

Acquista: Voto: (da 1 a 5)

Finn Andrews e la sua creatura The Veils sono tornati con un nuovo album intitolato “Total Depravity”. A distanza di tre anni da “Time Stays, We Go”, l’artista neozelandese – ma Londinese d’adozione – torna ad indossare il suo cappello nero e a trasportarci nelle tenebre.

Negli anni non sono mancati passi falsi, cambi di line up e dischi obiettivamente poco riusciti, ma tutto ciò non ha scalfito la voglia di continuare a scrivere. Oggi, il nostro Andrews si trasforma in una figura che ricorda quella di padre Merrin – ricordate “L’esorcista”? –, guidandoci verso l’incontro col maligno – tematica ricorrente e punto focale di tutto il disco –, senza però nessun intento espiatorio.

In sede di produzione si è fatta notare la sapiente mano di El-P dei Run the Jewels, capace di creare quell’involucro sintetico, sordo, in cui limare voci e chitarre Blues dal suono malvagio. Siamo di fronte ad un’evoluzione anche nelle sonorità. Infatti, quel didascalico Rock dalle tinte scure che aveva fino ad ora caratterizzato il sound dei The Veils, in Total Depravity si rende malleabile nei confronti di un approccio più melodico, talvolta più energico, sulfureo – “Swimming with the Crocodiles” ne è la prova.

Senza voler scomodare il sommo poeta, siamo al cospetto della narrazione di una discesa attraverso gli inferi di cui la tribale “In the Blood” ne sfiora le viscere: sonorità esotiche e cori evocativi, quasi una vivida descrizione di un incontro, quello fra Andrews ed il sotterraneo.

Un disco che probabilmente cela i propri limiti mediante l’utilizzo di un linguaggio eterogeneo, granitico, capace di sottolineare ad ogni passaggio il notevole dinamismo delle parti vocali. Così, se da un lato abbiamo l’emozionante ballata “Iodine and Iron”, dall’altro assistiamo ad un calo d’incisività negli episodi finali, come accade in “Do Your Bones Glow At Night ?” – Indie Rock che stride con i picchi raggiunti dall’album.

In un lavoro così complesso dal punto di vista produttivo, a rendere il tutto più misterioso e onirico ci pensa David Lynch, il quale oltre ad aver scelto Andrews come interprete nella seconda stagione di Twin Peaks, ha partecipato al processo di creazione e registrazione di “In The Nightfall”.

Con “Total Depravity”, i The Veils raggiungono il punto più alto della loro carriera, perché finalmente raggiungono il punto più profondo. Scavano nei ricordi e nelle paure riuscendo a dare un’immagine e una forma a quella tanto agognata oscurità. Un’immagine inquieta, fatta di racconti di perdizione e sofferenza in cui il nostro pastore cerca di farsi guida senza però offrirci via d’uscita.