Saosin – Along the Shadow

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Quando si sciolsero, nel 2009, i Saosin avevano già raggiunto lo status di cult band. Questo grazie al cospicuo numero di fan raggiunti, ma anche alle doti del frontman Anthony Green – una voce come la sua la si sente di rado. Certo, tutto il mondo aveva già trovato una sorta di epifania in Cedric Bixler-Zavala, per questo scoprire un’alternativa calzante agli At the Drive-In rappresentò una manciata di punti a favore dell’erede. Inoltre i Saosin sono sempre stati devoti al lato più “Emo” del Post-Hardcore, sentieri che difficilmente si scontrano con le derive Prog dei Mars Volta. Però Anthony Green lascia subito la band dopo un EP che convince tutti. Fonda i Circa Survive partendo dalle sonorità appena abbandonate, indirizzando la nuova estetica verso un impatto maggiormente melodico, impreziosito da rivoli Indie-Rock.

Nel 2010 il cantante Cove Reber – che sostituì Anthony in pianta stabile – abbandona anch’esso la band lasciandola ad uno stato di inattività: fino all’anno scorso. Il 2015 vede infatti il ritorno di Green e la band comincia così il processo di creazione che porterà al nuovo episodio.

Along the Shadow” è un album dannatamente concreto. Solido, scorrevole; insomma, il ritorno sulle scene dei nostri mantiene tutta la qualità ed il mestiere che li caratterizza da sempre. Chitarre dinamiche e slegate fra loro, stop and go al fulmicotone, e le linee vocali che giocano con i growl caratteristici del Post-Core fino a toccare alti e consolidati registri. Una sorpresa per chi segue i Circa Survive da sempre, che ora può godersi una specie di “Juturna” parte due.

Stupenda la tripletta d’ingresso che ospita tutto quello di cui si è appena parlato: “Silver String” (video allegato), “Ideology is Theft” e le sue influenze Grunge /Metal, e “Racing Toward a Red Light”.

A volte sembra di essere al cospetto del fantasma dei Circa Survive, d’altronde le due band sono sempre rimaste in forte contatto, e l’attuale presenza di Green non può far altro che avvicinare ulteriormente le parti. “Second Guesses” richiama più il classico Post-Hardcore melodico legato ai lavori precedenti, mentre “The Strutter Says a Lot” si aggancia all’Emo dei nineties. Interessanti riff svuota-mente (in delay) di “Sore Distress”, violenti i passaggi di “The Secrete Meaning of Freedom”, fino alla conclusiva “Control and the Urge to Pray”.

Ci sono tutti gli ingredienti per rivivere quel sogno che staziona fra i vecchi ricordi. Una colonna sonora fatta di canti e urla, quella di un passato evergreen da ripercorrere lungo una strada deserta. Bentornati con tutto il cuore.

Data
Album
Saosin - Along the Shadow
Voto
5