John Mayall: A Pistoia il 23 febbraio 2017

John MayalJOHN MAYALL
IL LEGGENDARIO BLUESMAN A PISTOIA
GIOVEDI’ 23 FEBBRAIO 2017 TEATRO MANZONI
PRIMA IMPORTANTE ANTEPRIMA DEL PROSSIMO PISTOIA BLUES
IN OCCASIONE DI PISTOIA CAPITALE DELLA CULTURA 2017

Giovedì 23 Febbraio 2017
Pistoia, Teatro Manzoni – Corso Antonio Gramsci, 127
Apertura porte ore 20:30 / Inizio concerto ore 21:30
Biglietti
1° Settore (Platea numerata e 1° Ordine di Palchi): € 30,00 + prev.
2° Settore (2°/3°/4° Ordine di Palchi e Galleria): € 25,00 + prev.

Per l’anno di Pistoia Capitale italiana della Cultura, il blues invade la città anche in inverno. Arriverà infatti al teatro Manzoni, per un appuntamento invernale il padre putativo del rock/blues britannico: John Mayall previsto il prossimo 23 febbraio 2017.

Non è un caso che sia stata scelta Pistoia per il concerto di uno tra gli interpreti più autentici del blues mondiale: John Mayall farà infatti due sole apparizioni in Italia, proprio nelle due città – Mantova e Pistoia – nominate capitali della cultura per gli anni 2016 e 2017.

Il concerto di John Mayall a Pistoia sarà una prima, importantissima tappa di avvicinamento al festival blues del luglio 2017 e una degna anteprima del calendario musicale estivo dell’anno di Pistoia Capitale della Cultura.

L’ottantaquattrenne polistrumentista inglese si mette nuovamente in gioco con una formazione che vede la presenza del bassista Greg Rzab e del batterista Jay Davenport. Forte del nuovo album, la dimensione live ci restituisce un musicista integro perfettamente a suo agio fra nuove composizione e brani recuperati dal suo ricco carnet in bilico fra richiami elettroacustici di grande spessore.

Influenzato dal falsetto di Skip James e J.B. Lenoir, la lunghissima carriera ha inizio discograficamente nel 1965 e nell’arco degli anni sessanta e settanta è un susseguirsi di successi. Con i Bluesbreakers, tiene a battesimo i migliori chitarristi della scena blues. Il suo destino si incrocia con Eric Clapton, Peter Green e Mick Taylor. Il percorso artistico dall’iniziale ortodossia blues incontra il jazz inglese dell’album “Bare Wires” e quello statunitense in “Jazz Blues fusion” affresco live caratterizato dal lirismo della sei corde di Freddy Robinson.

Con comprimari di lusso come John Mark, Don Sugarcane Harris e Larry Taylor lambisce i confini del folk e della psichedelica. Gli anni ottanta sono caratterizzati da formazioni spartane forti di solisti torrenziali come Coco Montoya, Walter Trouth e Buddy Wittington. Nell’arco della sua carriera collabora con i piu’ bei nomi della scena blues internazionale. Un elenco infinito racchiuso fra le coordinate dettate da John Lee Hooker, Buddy Guy e B.B. King.