Mai Mai Mai – Phi

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Phi” è la parte conclusiva di una “trilogia mediterranea” che fino ad oggi ha visto Toni Cutrone – in arte Mai Mai Mai – impegnato nella realizzazione di abrasive installazioni digitali: barlumi di un’apocalisse a venire capaci di celare terremoti sonori per megalopoli fantasma – trovando affinità compositive con certo Japanoizu sperimentale di fine anni Ottanta.

Terrore, inquietudine, disagio e malessere vengono qui dirottati dentro un imbuto digitale e riversati all’esterno dando forma ad ansie e visioni apocalittiche di ogni tipo. Nei quaranta minuti scarsi di “Phi” la lezione della Grey Area rimbalza come una pallina d’acciaio dai rigurgiti industriali dei Throbbing Gristle verso spoken ossessivi come solo Boyd Rice / NON; passando per le filastrocche rituali di Coil.

In parte aritmico – nei sospiri minacciosi e miasmatici di “Mustais” –, in parte ritmico – nell’abbuffata Pan Sonic(a) in salsa arabeggiante di “Lenais”, e in quel mattatoio di loop con rinfresco a base di cocktail-lounge avvelenati che risponde al nome di “Akea” –, “Phi” persiste nel suo fascino “concretamente” sulfureo, evanescente, lisergico, molesto. Un album d’interessante ricerca sonora: ideale soundtrack onomatopeica dei giorni nostri.

Data:
Album:
Mai Mai Mai - Phi
Voto:
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