Odyssia Festival @Grecia – 30 Agosto / 5 Settembre 2016

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A due mesi di distanza dall’Odyssia Festival in Grecia, con i pensieri raffreddati dall’arrivo dell’autunno, ripercorriamo le tappe della nostra Disco Odissea.

Attitudine e Visual
Come prima edizione di questo Odyssia Festival, gli organizzatori hanno davvero pensato di fare una cosa in grande, probabilmente più grande di ogni aspettativa, ovvero scegliere una location alquanto ardita: la piccola spiaggia di pescatori di Schinos, minuscolo villaggio e nord est di Corinto, distante un’oretta da Atene. Arrivarci è un po’ un’impresa; esiste solo una strada tortuosa che svalica la montagna, il mare è stupendo ma non poi così diverso dalle località intorno più facilmente raggiungibili. Cosa c’è allora in questo piccolo golfo ? Il Cariocas bar, un chiosco-dance arredato in stile tiki che vanta una programmazione disco house di tutto rispetto (David Morales, Little Louie Vega, Osunlade, Sadar Bahar, Dimitri From Paris…). Tutto si appoggia sull’impianto galattico del Cariocas, sul passaparola della sua clientela avvezza a queste sonorità e poi, soprattutto, sull’avvento di questo enorme festival. Il Cariocas è tutto in legno, con una serie di stanzine-ufficio all’ingresso, due docce vista palco, bar a 360°, una zona indoor aperta solo su un lato che, a sua volta, affaccia su questa area che funge da collegamento fra il dancefloor e il bar ma che, durante il giorno, diventa lo stage all’aperto. Poltroncine in pallet, tavolinetti da relax e l’affaccio privato sulla spiaggia da sogno, costellata da varie taverne dove mangiare un boccone.

Audio
Praticamente una serie di amplificazioni di primo livello, che non hanno niente da invidiare ai più grandi club europei. Ottima distribuzione stilistica fra i vari DJ che hanno proposto un’ampissima scelta di Disco, Italo, French-touch, Balearica, House e Deep-house in ogni salsa e gradi di pulsioni. Una nota di demerito che si potrebbe imputare all’organizzazione è quella di non aver scelto la scaletta DJ in base alla progressione stilistica-musicale ma in base ai raggi del sole. Capitava che alle tre del pomeriggio venissi investito da potentissimi tonfi Tech-House mentre al calar del sole si calmavano i toni per poi arrivare a sonorità da after ancora a metà nottata. Insomma, avremmo gradito di più un’escalation graduale capace di accompagnarci lentamente verso i turbini più sfrenati della notte.

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Pubblico
Una percentuale per il 70% greca andava ad amalgamare quei 6-7 italiani, quei 20-30 inglesi e quella decina di francesi (i principali partner venivano appunto da queste rispettive nazioni). Atmosfera cordialissima e rispettosissima, che ha contribuito a creare, soprattutto dopo due o tre giorni consecutivi, una specie di grande famiglia dove abbracci e sorrisi erano di casa come la musica. Praticamente nessun momento di tensione, neanche quando l’euforia collettiva è salita alle stelle; una valanga di balli e di baci sotto la luna per celebrare i più grandi dj House-Disco del momento. Artisti del calibro di Glenn Underground, Boo Williams e Marcellus Pittmann hanno praticamente trascorso le vacanze al Cariocas assieme a noi, diventando pubblico e ospite allo stesso momento.

Sui numeri, invece, il festival deve aver accusato un colpo abbastanza duro. Quello che faceva di questo evento una “grande famiglia” molto probabilmente è coinciso con la massa di persone che l’organizzazione si aspettava per coprire spazio e spese. Un mercoledì da leoni con DJ Harvey forse non ha raggiunto le 350 persone, mentre le date più calde del weekend con François Kevorkian e col collettivo Body & Soul hanno sfiorato le 300. C’è anche da dire che la struttura a trapezi incrociati del Cariocas, permetteva un bel camuffamento… Alcuni organizzatori hanno dato colpa alla Brexit, altri hanno detto che, ad ogni modo, una prima edizione debba partire in pompa magna.

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Locura
I quotidiani boat-parties erano potenziati da questa serie di casse giganti che ti obbligavano ad alzar le chiappe e iniziare a ballare alle quattro del pomeriggio; giusto il tempo di aspettare l’attracco al largo per fare una serie di tuffi dal ponte. Si rientra verso le otto della sera, con la sovrapposizione musicale che proviene dal Cariocas, verso il quale ci si avvicina sempre di più grazie ai flutti del rientro. Bellissima chiacchierata e ballata con i ragazzi italo-berlinesi dei Discodromo/Cocktail d’Amore, unico punto LGBT di tutto il festival. Altro neo, che deve necessariamente confrontarsi con altre analoghe realtà, è quello della grandissima mancanza di pubblico LGBT: nel caso dell’Odyssia si sentiva davvero che mancava qualcosa; il festival non aveva quei picchi in più per quanto riguarda la frizzantezza, costume, trucco pesante ecc. lasciando a noi, come al solito, il testimone di baraccone dell’evento.

Momento migliore
Come previsto il momento migliore coincide con il set di DJ Harvey. Quattro ore e mezzo (ma ne erano previste sei) di disco cosmica con punte House senza mai cadere nella Deep o nelle ruvidezze più elettroniche. Maestro come sempre. Segue a ruota la performance dei Discodromo e di Vakula che hanno elettrizzato il Cariocas con ritmi Italo e French penalizzati, purtroppo, da una timeline non proprio consona alle loro corde. Sorprese dell’anno Glenn Underground e Boo Williams i quali hanno portato un pezzo di Chicago fra i mari della Grecia.

In conclusione: auguro allo staff del Cariocas di continuare in questa direzione ma di attrezzarsi meglio per tutto quello che riguarda le attività extra del festival. A partire dalla navetta ufficiale (che andrebbe potenziata sulla frequenza dei viaggi e dovrebbe coprire l’intera durata del festival) – si era spesso parlato di lezioni di yoga, snorkeling, sport acquatici, body painting… insomma, tutte attività che non si sono affatto viste nella piccola baia del festival.

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