Tunguska – A Glorious Mess

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«Le parole penetrano nella pelle come schegge di corteccia bruciata.
Osare ed immergersi nel cratere emozionale che si apre sotto ai piedi. Pece fredda e velluto nero.
L’impatto è deflagrante, la quotidianità per una volta si ferma ad ascoltare loro: anatomia del torbido reale»

Un Casino Glorioso, necessario. Per evadere dalla realtà, dagli impegni di tutti i giorni. Gennaro Spaccamonti (voce, chitarre) e Nicola Monti (batteria) dopo svariate esperienze musicali pregresse entrano in sala prove, quasi per caso. Provano insieme, scoprendo man mano una certa comunione d’intenti: una chimica che porterà alla definizione di un suono ben preciso.

Nasce così “A Glorious Mess” che fin dal titolo – il glorioso casino di cui sopra – sembra rappresentare appieno un suono capace di contrapporre alle chitarre “effettate” l’efficacia del Dream-Pop: il tutto filtrato in sede di produzione dalle mani sapienti di Paolo MauriAfterhours, Le Luci Della Centrale Elettrica.

Tunguska è la ragione sociale perfetta. Evocatrice di disastri, d’impatti con corpi celesti non ben identificati: mistero a cui abbandonarsi in opposizione ad una realtà fin troppo prevedibile – in questo senso calzante la copertina boschiva ad opera di Sandra Lazzarini. Un’evasione sonora, forse anche visiva dall’austera Forlì e dalle sue rigide architetture urbanistiche. Parliamo di dinamiche Brit che incontrano i Jesus And Mary Chain (“Tomorrow’s Voice“), di un Noel Gallagher solista deciso nell’alzare il tiro delle proprie composizioni (“Everything You Know Is Wrong“) e di sottilissime emozioni nineties che talvolta lambiscono lo Shoegaze – “Day’s Go By“. Un muro di chitarre sorregge le inquietudini di certa New Wave invaghita di Jarvis Cocker (Pulp) – “Action Reaction” –, mentre la conclusiva “Knives” ci racconta di possibili e nerborute evoluzioni future. Bravi.

Data
Album
Tunguska - A Glorious Mess
Voto
4