Green Day – Revolution Radio

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Trent’anni e non sentirli. Il marchio è sempre lo stesso, la filosofia rinnovata e diversa. Sono i Green Day del 2016: tre ragazzi quarantenni che si sono reinventati/slegati dall’etichetta di semplici “punkettoni incalliti” facilmente classificabili – rischio che tanti altri nel genere hanno corso consapevolmente.

Sarebbe risultato forse ridondante (ma fruttifero) cavalcare il passato per far apparire il proprio nome ovunque: del resto l’eterogeneità compositiva rappresenta ormai quel punto di rottura già saggiato nei recenti episodi. Ovviamente non si parla di stravolgimento. Non mancano infatti quei richiami all’ossatura compositiva che rese famosa la band – “Bang Bang” è il classico pezzo Punk in stile “American Idiot” a cui i Green Day ci hanno sempre abituati.

Per quanto concerne le sonorità nel complesso, si prende la distanza da ciò che è stato il post American Idiot: ovvero meno intensità e più melodia, meno nicchia e più marchio, accessibile ad una fetta più ampia di pubblico. Quello di Revolution Radio è un Alt-Rock con sporadici picchi Punk che si apre docile (“Somewhere Now”) senza disdegnare persino l’approccio “ballad” (“Outlaws” e “Troubled Times”) – in cui si spazia dall’amore alla politica. Ma non solo. Ci si muove fra episodi maggiormente incisivi (“Say Goodbye” e “Too Dumb To Die“) e spunti riflessivi (“Still Breathing” e “Ordinary World“), con l’intento di sostenere un cambiamento nemmeno troppo celato.

Se questo sarà un punto di partenza o di arrivo, ce lo dirà il futuro. Ma il fatto che oggi i Green Day vogliano percorrere vie mai battute ci porta a pensare per il meglio. L’ascolto, seppur facile, sembra (sulla carta) poter accontentare l’intera utenza della band: un disco che nella sua totalità non eccelle ma che sicuramente non delude.

Data
Album
Green Day - Revolution Radio
Voto
3