AFI – The Blood Album

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A riprova del fatto che nel cinema come nella musica (e nell’arte tutta) contano principalmente le idee – e non il denaro, poi spendibile in effetti speciali o studi di registrazione da mille e una notte – arrivano in soccorso, vestiti da termometro della situazione, gli AFI di Davey Havok e Jade Puget. Il loro ultimo lavoro, come del resto gli ultimi dieci anni di carriera presi nel loro insieme, rappresentano una dritta da non perdere alla domanda: come fare soldi facendo schifo? – se state cercando qualcuno per il remake di “sono veramente euforico” allora siete nel posto giusto. Certo, sbattere violentemente la faccia contro l’ondata Emo in crescente espansione ai tempi di “The Art Of Drowning” (2000) – intendiamoci, disco ottimo come il suo successore (“Sing The Sorrow“, 2003) –, è stato come inciampare cadendo in un pozzo senza fondo riempito di dollari. Ovviamente a rimetterci sono stati quelli che (trovando il buono, e c’é, anche dischi mediocri come “Decemberunderground“) salutavano il passaggio da Danzig a Robert Smith con rinomato ottimismo. Il problema è che questa deriva, oscuramente romantica, ha finito per occludere completamente e definitivamente – da “Crash Love” in poi – la vena artistica della band.

Dovevamo accorgercene dall’assurdo progetto Blaqk Audio, e ce ne siamo accorti; o dall’improvvisa migrazione di pose da parte del frontman, e ci è dispiaciuto – non so voi ma l’ultima volta che li vidi, la mise funerea di Davey, unita alla sua dinamicità sul palco, gasava ancora i ragazzi col cerone e bagnava le ragazze. Dapprima demone Hardcore con la passione per l’occulto, poi impettito poseur da fare invidia ai ragazzi di riccanza – vi dirò, possiede anche un ché à la Tommaso.

Insomma, il nuovo “The Blood Album” ci è stato presentato come un ritorno all’oscurità passata ed introdotto da una serie di teaser criptici che neanche Lynch. Il risultato però, sebbene presenti qualche linea di basso rubacchiata qua e là dalla sterminata discografia Dark-Wave degli eighties, rimane mediocre. Non tanto per l’esecuzione in sé, quanto per la riproposizione ormai stantia di un modus operandi che sembra puntare perennemente verso certa pulizia radiofonica made in U.S.A. L’Emo di ultima generazione non va più di moda, ed i ragazzini di oggi hanno superato anche quella fase di ribellione autolesionista; implodono direttamente nell’indifferenza totale, abbandonati a se stessi. Che poi sarebbe il perfetto contrappasso per gli stessi AFI.

Data:
Album:
AFI - The Blood Album
Voto:
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