Gazzelle – Superbattito

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È sempre più difficile districarsi nella giungla delle nuove leve cantautorali Indie nostrane. Più viene alimentata la suspense, l’aspettativa, la curiosità, più le critiche si fanno aspre rendendosi conto della bolla di fumo.

Non c’è un vero e proprio crocevia in questa ondata sinthy-indie-cantautorale mainstream degli anni Dieci. Un po’ i Baustelle di “Charlie fa Surf”, il primo Bugo, molto Le Luci della Centrale Elettrica, ma sono stati soprattutto I Cani de “Il sorprendente album d’esordio de I Cani” ad aver fatto breccia nei cuori hipster tardo adolescenziali dei ventenni d’oggi. Ad affiancarsi, ognuno a modo loro, a Niccolò Contessa sono arrivati i Thegiornalisti, Calcutta, Giorgio Poi e i vari Cambogia, Canova e Gazzelle.

Chi più, chi meno, hanno tutti fatto parlare di sé, e di questa nuova scena musicale, nata dal basso e, oggi, in alta classifica. Se per I Cani e i Thegiornalisti c’è voluto del tempo e due/tre pubblicazioni prima di arrivare in vetta alle classifiche con “Aurora” e “Completamente Sold Out“, Calcutta ha fatto centro con l’album d’esordio (anche se Edoardo D’Erme ha avuto esperienze precedenti importanti), caso alquanto raro.

In un anno e mezzo il trittico romano ha fatto proseliti: una scia di gruppi o cantanti presi bene da questa ondata elettronica che attinge a mani basse dagli Ottanta. Cambogia ha insistito fin troppo sui riferimenti a Calcutta, finendo per riprenderne anche le sonorità; i Canova si sono un po’ distaccati, rimanendo, tuttavia, spiccatamente pop e toccando le stesse dinamiche sociali prendendo Milano come punto di riferimento; Gazzelle, con Superbattito (03/03/2017, Maciste Dischi) ha preso un po’ di tutto dalla triade compaesana.

Alone di mistero e volto coperto (sappiamo si chiama Flavio) come quello iniziale di Niccolò Contessa (e come Cambogia, sigh), così come i riferimenti per “Zucchero filato” che musicalmente ricorda molto le sue prime produzioni; tastiere sinthy a là Calcutta (“Non sei tu” ricorda, in parte, “Milano”) e certi accordi presenti in“Balena” ricordano i Thegiornalisti.

Sentir dire che la musica di oggi è tutta uguale, è come sentire gli anziani dire che i giovani d’oggi fanno schifo, o che la Juventus ruba, o che il Mc Donald non è un bistrot, o “come si stava meglio vent’anni fa”. Ha perso di senso. A forza di ripeterlo non conta più niente, anzi, quasi si ottiene l’effetto contrario. Però si continua a ripetere. Per chiarire questi luoghi comuni giunge in aiuto la moviola (che spesso dà ragione alla Juve); il Mc Donald oggettivamente costa poco (“Si mamma, mangio”, avete presente la pubblicità?), vent’anni fa eravamo tutti più giovani e i vecchietti hanno la saggezza dalla loro, con l’esperienza nell’osservare i cantieri.

Tutti questi nuovi cantautori emergenti dalla loro hanno la propria (stretta) schiera di fedelissimi che, in molti casi, hanno l’impeto iniziale di meraviglia, stupore, un po’ come accade per i regali di Natale, che però durano da lì a Santo Stefano. Passa presto l’effetto sorpresa e il gusto della novità; finisce tutto nella grande scatola dei giochi insieme a quel velo di tristezza che accompagna la fine delle feste, o dell’estate, per Tommaso Paradiso.

Ma quel velo di tristezza è la linfa per i cantautori del nuovo millennio, «Non mi ricordi più il mare, se penso a te ora vedo un centro commerciale. O lo scorso Natale, a cena dai tuoi a guardare le foto dell’estate» (“Nmrpm”), con lo sguardo rivolto sempre e comunque ai ricordi passati: «Mi ricorderó dei giorni pallidi, quando pioveranno lunedì. E correrò come l’estate del 2003» (“Quella te”), «e ho visto un sacco di, un sacco di lunedì venirmi sotto» (“Non sei tu”). Maledetti i lunedì che «fanno male dalla scuola elementare».

Non è tutto malinconico per Gazzelle, o per I Cani, o per Calcutta, o per i Thegiornalisti, o per Motta, che poi scritto così sembra siano tutti tristi. C’è del bello nell’aria, ci sono le donne, c’è l’amore: c’è Caterina, che se fosse stata più carina Niccolò non avrebbe fatto finta di niente; c’è Marina, o Matilde, la destinataria degli audio amorosi di Tommaso Paradiso; c’è Pesaro, una donna (città) intelligente, e c’è Greta, la sconfitta d’amore di Gazzelle «Greta non innamorarti mai» (“Greta”). Forse non è poi così sereno questo piccolo grande amore, è più una graziosa utopia.

In un’intervista Gazzelle dice, riferendosi all’album: «Parla principalmente di una ragazza, ma anche di altre, quindi forse sì, potremmo parlare di un disco romantico, ma parla anche di situazioni esasperate, di cose che mi hanno stufato e di cose che mi mancano». Nel cantare la propria situazione esistenziale, spesso rappresentativa di un’intera generazione, c’è il rischio concreto di cadere nel baratro e sprofondare nella propria tristezza. Gazzelle ancora è alla ricerca di se stesso dopo questi mali d’amore. “Non sei tu” è la descrizione di questa storia d’amore rivolta al passato, con la voce disillusa, nel confine tra cantare, parlare e gridare a denti stretti. Un amore che non trova fine «La verità è che sei solo un inganno della mia testa, e allora com’è che non ci siamo ancora detti ciao» (“Meltinpot”) diventa portavoce di tutte le cottarelle scolastiche, quei prendi-lascia continui da film di Moccia. Se Hornby ci tiene a non far buttare giù i quattro disgraziati dall’ultimo piano, Gazzelle vuole «buttarsi giù dall’elicottero che vola zero rosa fenicottero» (sempre “Meltinpot”).

Balena” si discosta, almeno musicalmente, dai brani precedenti: spiccatamente pop, ma con degli arrangiamenti interessanti. La base strumentale di Superbattito è da annoverarsi tra le cose positive di Gazzelle: buone idee strumentali, beat e sequenze che ricordano le cadenze tipiche del rap e quel tocco di elettronica sintetizzata che non guasta.

C’è da dire che sebbene questa scena musicale sembri tutta uguale, la cura delle basi, degli strumenti, dei beat e delle sequenze è qualitativamente alta, anche da parte di chi, almeno in teoria, ha meno disponibilità dei “big”. Tuttavia, l’album pecca di originalità e, in fondo, anche di contenuti; perdendo con gli ascolti. Flavio gioca molto sui cliché, sulle strutture sicure della musica di oggi, sulle mode passeggere. Sembra che di queste cose Gazzelle ne sappia qualcosa: la discoteca non va di moda, le all star si mettono da ragazzini, le spa non servono alle coppie e i film lo stesso (“Démodé”)..

Superbattito entra a far parte del calderone ormai commercializzato di questo indie-sinth-pop che si sente ovunque; spesso fin troppo malinconico che alla lunga non riesce a diventare una colonna sonora di una vita, ma di un giorno, di un momento, di uno stato d’animo passeggero. Se generazioni passate si affezionavano a pochi artisti, che diventavano parte integrante dei ricordi di una vita, oggi poco rimane. Un tempo si chiamavano meteore, e duravano un’estate.

Data:
Album:
Gazzelle - Superbattito
Voto:
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Massimiliano Barulli

About Massimiliano Barulli

Studente di Etnomusicologia @ La Sapienza, Roma. Mi interesso di tutto ciò che ruota intorno alla Musica e di tutto ciò che è Musica. Pop, Rock, Blues, Indie, World Music e contaminazioni.