Cold Cave + Drab Majesty @Bronson, Ravenna – Sabato 1 Aprile 2017

cold cave

Fra le tribù più bizzarre e fintamente auto referenziali che fanno parte della grande terra di mezzo del Rock, quella “Dark-Wave” (in salsa melò) – nero ovunque, sperando nello xanax – è una delle poche che riesce a generare istinti paralleli oltre alla mera osservazione dello show: insomma, la mente vaga. Certo, difficile distogliere occhi e orecchie dall’appariscente Drab Majesty – una mise, la sua, a cavallo fra Marilyn Manson ed Helmeppo, il figlio del capitano Morgan di One Piece –, modulatore devoto di scampoli sonori à la Robert Smith (periodo “Disintegration“) sul Tropico del Cancro.

Un coinvolgimento fin da subito bivalente; sia per chi nell’oscurità vede quel rifugio impenetrabile / spiedo animico (rotante) sul fuoco della auto-commiserazione, sia per chi, nel vuoto nostalgicamente Goth s’ingegna per dar sfogo alla propria bramosia occulta. Saranno gusti, ma per noi rimangono queste le migliori sonorità da ballare in pista con uno/a sconosciuto/a, per poi fiondarsi in bagno a fare sesso rischiando di finirci secchi – il pensiero va qui alle splendide luci rosse, in stile Mario Bava posizionate nel bagno del Bronson, tanto belle da suggerire un finale alla Fulci.

L’apparizione di Wesley Eisold (Cold Cave), non fa che aumentare il pathos di una serata che si dipana fra le nebbie artificiali: fumo sparato a profusione e luci bianche come lame taglienti. L’impatto è di quelli da final countdown – qui niente Europe però, piuttosto un bel ménage à trois fra Gary Numan, Ian Curtis e Jamie Stewart (Xiu Xiu).

Roba per anime tormentate e buongustai grand guignoleschi, dove il coltello che gira nella piaga a volte può produrre veri spasmi di piacere. Infine, un reperto per i posteri e una domanda: chi è il più cattivo (dei tre) ora?

Artur LaVey and other stuff

Nella foto di Weeping Willow feat pluffimaria parte della redazione, da sinistra: G.Rouge, Anton LaVey da giovane e Drab Majesty.